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Un castello nel centro dello Yorkshire, Downtown Abbey appunto: una maestosa ed aristocratica tenuta di campagna crocevia di sogni e tragedie, di amori e tradimenti, di rancori e generosità.
Una famiglia che lo possiede da generazioni e rischia di perderlo: i Crawley guidati dal capofamiglia Robert conte di Grantham.
Un personale di servizio che lo gestisce con il rigore e con la cura come se fosse casa propria: una squadra di maggiordomi, camerieri, domestiche, cuoche ed autisti guidati dall’esperto Carson.
Un evento che sconvolge il mondo e la stessa famiglia Crowley: l’affondamento del Titanic e la morte a bordo del primo erede della casata.

Questi sono i presupposti dai quali si è sviluppata una delle più belle e seguite serie tv degli ultimi dieci anni: Downtown Abbey prodotta dalla Carnival Films per la rete ITV nel 2010 e vincitrice di 22 Emmy Awards.
Ideata da Julian Fellows, è durata sei stagioni per un totale di 56 episodi, ed è un efficace e imperdibile affresco in costume della società inglese e della sua nobiltà dal 1912 al 1926.

Già dalla sigla, musicata con sonorità di grande effetto da John Lunn, si percepisce l’idea di fondo della produzione che la rende unica nel suo genere: il racconto della aristocrazia vista anche dal filtro della propria servitù.
Le prime immagini ci conducono infatti da uno dei tanti campanelli che suona nei sotterranei fino ai piani superiori, dove è stato attivato, risalendo in un percorso in piano sequenza che non è solo visivo ma che marca la distanza e l’unione fra due mondi che non dovrebbero incontrarsi mai.

Ma a Downtown Abbey tutto è possibile e ogni vicenda si snoda attraverso un rapporto di simbiosi fra due classi così distanti ma allo stesso tempo complementari.

La serie è costruita anche su un mix di personaggi resi memorabili dalle interpretazioni di caratteristi inglesi di altissimo livello.
Dal conte Crawley (interpretato da Hugh Bonneville) patriarca talvolta “vittima” della sua stessa bontà che con la moglie Cora (Elizabeth Mc Govern), contraltare americano del marito, e le tre figlie Lady Mary, Edith e Sybil compone una famiglia che esce di canoni rigidi dell’aristocrazia del tempo con una visione moderna e “democratica”.
Al maggiordomo Carson (Jim Carter), con l’aiuto Bates (Brendan Coyle) e l’ambizioso Barrows (Rob James Collier) che guidano una squadra, variegata e coesa, che è parte stessa della forza e dello spirito di Downtown.
Discorso a parte per la mamma del conte Violet Crawley le cui battute valgono da sole la visione di ogni singola puntata.
L’anziana signora è interpretata da una straordinaria e sarcastica Maggie Smith decana del cinema, del teatro e della tv inglese (e americana) e vincitrice di due Oscar e tre Golden Globe.
Come non ricordarla, fra i suoi tanti ruoli, giovane in California Suite e poi più matura in Camera con vista, madre superiora in Sister Act fino all’iconico ruolo della professoressa McGranitt in quasi tutti gli Harry Potter.

Downtown Abbey

Ognuna delle sei stagioni ha avuto diverse trovate culminate in un appuntamento fisso rappresentato dalla puntata di Natale che ogni anno, grazie anche a partecipazioni straordinarie, è stata una vera sorpresa.

E su un avvenimento totalmente inaspettato nasce il film, sempre ideato da Julian Fellows, che corona l’attesa dei tanti orfani della serie: l’arrivo a Downtown Abbey dei re e della regina da Londra per una visita di due giorni.
Come per la serie il racconto del film inizia con un altro viaggio accompagnato dalle magiche note della colonna sonora.
Questa volta non è un campanello che suona ma una lettera che da Buckingham Palace parte e attraversando prima in treno, poi in camion e infine in bicicletta arriva nello Yorkshire a destinazione per annunciare la visita reale.

I preparativi per i pranzi e le cene, che vedono il ritorno “epico” di Carson (ormai in pensione) per aiutare Barrows e la squadra, il conflitto con il personale e il cuoco di casa reale arrivati a Downtown per spodestarli e il blitz d’orgoglio per riscattare il loro ruolo sono la trama portante del film che è una delizia guardare per bravura degli interpreti e fascino delle ambientazioni.
Diretto con grande abilità da Michalel Engler e fotografato da Ben Smithard, con una luce che rende lo Yorkshire magico e affascinante, il film ha nella ricostruzione storica delle scenografie e dei costumi a cura di Donald Woods e Anna Mary Scott Robbins il suo pezzo forte.

Il consiglio è quindi quello di correre al cinema, per immergersi nelle atmosfere di inizio secolo, sia per chi non ha visto la serie (e che a questo punto avrà una gran voglia di recuperarla) sia per chi l’ha vista che godrà come non mai di questo straordinario epilogo (o chi lo sa, magari i reali potrebbero ripassare da quelle parti!).

DOWNTOWN ABBEY. DOPO UNA GRANDE SERIE ARRIVA IL FILM
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Pubblicitario per professione e abbonato “da sempre in prima fila” alla poltrona per cinema e TV. Da 40 anni divora ogni cosa di celluloide e ha eletto Lost come serie della vita. Parafrasando Parenthood: per lui quando si spegne la luce in sala o a casa “Tutto può succedere!”

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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