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Dopo una lunga collaborazione con 20th Century Fox, il fumettista e disegnatore Matt Groening, celebre creatore de I Simpson (1989) e Futurama (1999), approda su Netflix con una nuova serie TV: Disincanto. Attualmente sono previste un totale di venti puntate divise in due stagioni: la prima, composta da dieci episodi, è stata distribuita il 17 agosto. Una delle novità introdotte nella nuova serie animata è la macro narrazione, che va ad aggiungersi alle micro storie dei singoli episodi. Diversamente da I Simpson e Futurama, infatti, Disincanto appare più simile alle serie tv contemporanee, che richiedono la visione degli episodi in ordine, dal primo all’ultimo. 

Dopo aver ambientato I Simpson nel presente e Futurama (ovviamente) nel futuro, Groening si concentra sul passato ambientando la sua nuova serie nel Medioevo.

L’obiettivo è quello di dissacrare i vari stilemi del genere Fantasy, prendendo come punti di riferimento Game of Thrones, il mondo Disney e i racconti epici. Nel corso delle puntate possiamo trovare varie citazioni di queste realtà, come ad esempio il riferimento a Peter Pan: la fatina di Disincanto sembra proprio una parodia invecchiata di Trilly, amica inseparabile di Peter. Oppure le sirene, che utilizzano il loro canto per attirare verso la morte gli uomini, sono un chiaro riferimento all’antico mito greco e all’episodio dell’Odissea.

La serie è ambientata nel regno di Dreamland e segue le avventure della principessa Tiabeanie, detta “Bean”, che dovrebbe in teoria interpretare il ruolo della convenzionale principessa. Orfana di madre come tutte le protagoniste del genere, Bean è però un’ubriacona che non rispetta le regole, che scommette la sua corona giocando a poker e che si allontana da qualsiasi stereotipo di eroe delle fiabe. Gli altri personaggi sono Elfo (un elfo di nome e di fatto) e Luci, un demone personale doppiato da Eric Andre, i quali accompagnano la principessa in ogni sua avventura. Infine Zøg, padre di Bean, un re panciuto e urlante che rispetta gli stereotipi del genere, ossessionato dall’elisir di lunga vita ed insofferente nei confronti di tutti i sudditi.

La serie ridicolizza il Fantasy, oltre che nella trama, anche nella descrizione dei personaggi. In proposito, Groening dice: “La tendenza in molti racconti epici fantasy o di fantascienza è quello di ridurre tutto a uno scontro bene contro male. Noi abbiamo cercato di rendere la cosa più sfumata”. Questo si nota molto bene nel personaggio di Luci che, pur essendo a tutti gli effetti un demone che spinge Bean a compiere atti malvagi, si rivela spesso un amico leale con sentimenti umani.

Disincanto non può certo essere paragonata alle precedenti creazioni di Groening.

Le prime puntate, quasi del tutto prive di quell’ironia e quella satira che caratterizzano personaggi come Homer e Bart, sono coperte invece da un velo di serietà che rappresenta una creazione più matura del fumettista.  Va però ricordato che anche I Simpson e Futurama hanno impiegato del tempo ad ingranare, e che gli ultimi episodi funzionano sempre meglio dei primi.

Quindi, se le primissime puntate vi lasciano vagamente delusi, non dovete scoraggiarvi. Groening certamente non potrà mai replicare il successo stratosferico della famiglia più amata della televisione, ma Disincanto è una serie che va assaporata lentamente, che riesce a far ridere ed emozionare al punto giusto, a tenere sulle spine fino all’ultimo. E, una volta terminata, sarete impazienti di godervi la seconda stagione.

Disincanto: la nuova serie animata di Matt Groening
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Laureata in Scienze dei Beni Culturali, le sue passioni sono il cinema e il calcio. Ama tutti i film di Paolo Sorrentino e di Alfred Hitchcock, primi tra tutti La Grande Bellezza e Psycho. Grande sostenitrice dei film rilassanti e della bella fotografia. Si prenderebbe volentieri un caffè con Quentin Tarantino e Woody Allen.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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