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Come ogni lunedì, ci accingiamo a consigliarvi un film interessante per le vostre giornate di relax. Molto spesso vengono mosse critiche al catalogo Netflix, reo di essere scarno di film di livello. Noi di RFS siamo convinti invece che le piccole perle vadano scovate, e Contrattempo è una di queste.

Thriller di produzione spagnola ben confezionato, abbastanza classico nella struttura e nello svolgimento, fino al gran finale.

Adrian Doria è un rampante imprenditore all’apice della sua carriera, sposato e con una figlia, fresco di nomina di uomo dell’anno. Ha anche un’amante, la fotografa Laura, seducente e seduttrice, il cui brutale omicidio inchioda lo stesso Adrian, colto sul luogo del delitto dalla polizia. L’uomo si dichiara, contro ogni logica, del tutto innocente. Ma, come spesso succede, la verità è molto più complessa delle apparenze: la sparizione di un giovane ragazzo sembra intrecciarsi alla vicenda principale, con un nodo inscindibile.

Partiamo subito con un paragone, che mi è saltato all’occhio fin dalle prime sequenze e si è consolidato con il passare dei minuti. Il film ricorda molto Il capitale umano di Paolo Virzì: vuoi per l’ambientazione, vuoi per un certo alone cupo e misterioso, vuoi per il continuo ribaltamento della prospettiva con cui la vicenda è narrata. La verità, intricata e incomprensibile all’inizio, si svela pian piano, non in maniera lineare, ma secondo la prospettiva del “pensiero laterale”. In sintesi significa che, per giungere alla verità dei fatti, bisogna immedesimarsi in tutte le prospettive possibili e verificare la plausibilità degli eventi, prima di poter scartare un’ipotesi.

Molto interessante il modo in cui questa premessa si sviluppa in termini cinematografici, con continui flashback e un montaggio serrato che rafforza la tensione latente.

A onor del vero, se Contrattempo ha fatto parlare di sé tra il grande pubblico è per il grande colpo di scena finale. Personalmente, avevo capito con largo anticipo la conclusione del film per via di un dettaglio rivelatore, ma la qualità tecnica del film ha fatto sì che questo non disturbasse la visione.

Si potrebbe forse imputare al regista di aver esagerato proprio nel finale a livello di credibilità della vicenda narrata. In effetti la sospensione dell’incredulità deve essere totale, ma il processo è favorito da una recitazione molto solida e dalla cura dei dettagli.

Il cinema spagnolo, in anni recenti, ha sfornato titoli interessanti a livello di cinema di genere, una strada che anche qui in Italia dovremmo cercare di imboccare. Si pensi all’horror con The Others di Amenabar, al cinema di Alex de la Iglesia, o ai thriller come El Desconocido (http://www.rumorifuoriscena.tv/venezia-72-giornate-degli-autori-el-desconocido-di-dani-de-la-torre/).

Contrattempo si inserisce in questa tradizione: un thriller ben fatto, ben recitato e con una tensione crescente, che esplode in un colpo di scena finale da brivido, più per la messa in scena che per l’effettivo plot twist.

 

 

 

 

 

 

#NETFLIX MONDAY: “Contrattempo”, un ottimo thriller
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Laureato in Economia per Arte, Cultura e Comunicazione, ha una spiccata passione per il marketing cinematografico. Cresciuto a pane e Mostra del Cinema di Venezia, ha in Roman Polanski e Woody Allen i suoi maestri. Le Serie TV sono una passione più recente, da Mindhunter a Mr.Robot

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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