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L’intera classifica è assolutamente personale e soggettiva, vedrete diverse scelte inattese e parecchie sorprese…Cominciamo la classifica dal basso, con le pochissime delusioni della filmografia di Allen, sempre tenendo conto che un flop di Woody rimane sempre una delle migliori commedie che vedrete nella vita.

  • [#48] To Rome with Love (2012): da un amante dell’Italia come Allen mi sarei aspettato molto più di quest’imbarazzante accozzaglia di macchiette immerse in un paesaggio da cartolina, senz’alcun anima né fascino. Si salva solo la parentesi con Jesse Eisenberg, ma resta una delusione totale.
  • [#47] Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni (2010): sono tanti i film di Allen che si tende a dimenticare col passare degli anni, ma quest’intreccio mal calibrato di storie d’amore fa eccezione. Purtroppo mi ricordo precisamente il giorno in cui lo vidi, e vorrei solo dimenticare…
  • [#46] Che fai, rubi? (1966): non si può quasi definire “film” questo bizzarro esperimento cinematografico, interessante solo perché è il primo lavoro da regista di Allen. Una parodia della saga di James Bond e un rimontaggio in chiave satirica di una commedia giapponese: una follia, potete andare oltre.
  • [#45] Criminali da strapazzo (2000): non bastano un paio di gag da lacrime agli occhi per risollevare un film dimenticabile, sincero ma trascurabile omaggio a Monicelli, che perde mordente nella seconda parte e che per una volta non è supportato bene dal cast, Hugh Grant a parte.
  • [#44] Magic in the Moonlight (2014): come vedete sul fondo della classifica ci sono molti dei film prodotti negli anni duemila, compresa quest’affascinante commedia-sentimentale con Emma Stone e Colin Firth. Un Allen romantico ma davvero minore, non lo rivedrei una seconda volta, nonostante la “confezione” sia piacevole.
  • [#43] Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (1972): quarto film diretto da Allen, è così in basso in classifica perché viene dopo due vere perle della sua filmografia. La sequenza dello spermatozoo è da storia del cinema, ma il film è comunque un evidente passo indietro rispetto a Bananas e Prendi i soldi e scappa…
  • [#42] Amore e Guerra (1975): rischio il linciaggio a metterlo così in basso ma non ne ho mai capito il senso. Una continua e (solo a tratti) spassosa parodia della Russia di Dostoevskij e Tolstoj, con una Diane Keaton frizzante e pungente, che però finisce per stancare e ripetersi passata la metà del film. Il finale però è memorabile!
  • [#41] Celebrity (1998): Kenneth Branagh è un pò impacciato nell’interpretare il solito alter-ego di Allen, c’è un giovanissimo Di Caprio già magnetico, ma questa feroce critica alla Hollywood decadente fatta di festini e droghe, pur con un grande bianco e nero, mi ha deluso abbastanza… Un mondo lontano da Allen, forse troppo perché il suo ritratto possa risultare davvero graffiante.

Entriamo nel segmento di classifica dedicato ai film che ho mediamente gradito e che ricordo con piacere, via via a crescere avvicinandosi sempre di più alla top-ten. 

  • [#40] La Ruota delle Meraviglie (2017): come sempre Allen si conferma un direttore di attori straordinario, capace di far brillare a dovere Kate Winslet e uno splendido Jim Belushi. Stavolta i toni sono malinconici e nostalgici, ne è simbolo la ruota di Coney Island da cui nasce il titolo. Ottima la fotografia del nostro Storaro.
  • [#39] Alice (1990): Woody si sposta in un ambiente non suo, l’alta borghesia dell’Upper West Side, popolata da persone schifosamente ricche, annoiate e vuote. Mia Farrow, in cura da un misterioso agopuntore cinese, comincia a sperimentare strani farmaci: prima diventa invisibile, poi parla con i morti… divertenti inserti fantasy in un film un pò sconclusionato, troppo lento e con personaggi sfumati, che con gli anni si dimenticano.
  • [#38] La dea dell’amore (1995): a metà anni ’90 Woody passa a una comicità volutamente più volgare e spinta, come in questa tenera storia d’amore tra un giornalista e una prostituta. Il loro incontro costituirà una svolta per la vita di entrambi, tra bugie e non detti, con gag di assoluto livello.
  • [#37] Hannah e le sue sorelle (1986): vale il discorso fatto per Amore e Guerra, acclamato da tutti e non ne capisco il motivo. Mi ha un pò innervosito il finale buonista, preferisco Allen quando è più graffiante e provocatorio, splendidi ad ogni modo Michael Caine e Barbara Hershey. 3 Oscar, compresa miglior sceneggiatura.
  • [#36] Sogni e delitti (2007): sarebbe stato da top 20 con una sceneggiatura più ispirata e meno scontata, questo terzo thriller della fase inglese, dopo Match Point e Scoop. Peccato perchè Ewan McGregor e Colin Farrell sono bravi e il ritmo è incalzante, continua la rilettura alleniana di Delitto e Castigo.
  • [#35] Interiors (1978): incastrato tra i capolavori Io e Annie e Manhattan, un film assolutamente drammatico, che omaggia Bergman. Visivamente splendido nella sua cupezza, i personaggi si muovono come ombre sulla scena, ma narrativamente è a tratti debole e in alcuni punti persino noioso.
  • [#34] La Maledizione dello Scorpione di Giada (2001): è il tipico film in cui lo spunto narrativo ha più valore del film in sé. Una coppia di investigatori privati viene ipnotizzata e costretta a compiere rapine, per poi investigare sui colpevoli, ossia su loro stessi. Divertente, non indimenticabile, funziona bene il duo Woody Allen-Helen Hunt.
  • [#33] Settembre (1987): non certo il film più indimenticabile della lista, anzi sono ricalcati molti dei temi e degli ambienti (gli interni in particolare) già esplorati in passato da Allen. Eppure c’è una certa malinconia, che ricorda il cinema americano classico anni ’50 – quello di Viale del Tramonto per intenderci – e una grande incisività nell’analisi dei personaggi, in particolare la donna tormentata interpretata da un’ottima Dianne Wiest.
  • [#32] A Rainy day in New York (2019): Inutile dire che Timothée Chalamet sembra nato per interpretare la maschera di Woody Allen. Un classico film del regista, che sembra in qualche modo di aver già visto, ma che affascina con il suo velo nostalgico e di romanticismo newyorchese. Cast di giovani star, in cui spicca Elle Fanning, in un ruolo ingenuo simile a quello di Scarlett Johansson in Scoop.
  • [#31] Irrational Man (2015): mi spiace doverlo mettere in questa posizione ma è più per meriti di altri film che per suoi demeriti. Joaquin Phoenix è straordinario e tormentato, Emma Stone la sua perfetta musa ispiratrice, e sul finale c’è forse il colpo di scena più inaspettato della lista. Forse, dopo una seconda visione, salirà in classifica…
  • [#30] Una commedia sexy in una notte di mezza estate (1982): è un pò un mio guilty pleasure, né il pubblico né la critica lo hanno amato in particolare. Un film magico in senso letterale, a tratti fiabesco, in cui personaggi shakesperiani, immersi nella natura, riflettono sul senso della vita con leggerezza e ironia.
  • [#29] Radio Days (1987): Allen torna a raccontare gli anni della sua infanzia con un commovente velo nostalgico. La radio è il simbolo di un paese che respira all’unisono e impara a convivere con la guerra, abbracciando i piccoli momenti di felicità. Fate attenzione alla scena finale: quello è il tocco di un grande maestro del cinema, minimale eppure indimenticabile.
  • [#28] Scoop (2006): reduce dal successo globale di Match Point, Allen ne realizza una gradevole versione a tinte comiche. Pur essendo una dark comedy, la vicenda investigativa non è il fulcro del film, lo è bensì l’interazione tra Woody in versione prestigiatore e la Johansson, ingenua ma tenace giornalista… Peccato che Hugh Jackman non c’entri nulla, fuori parte e per nulla minaccioso.
  • [#27] Un’altra donna(1988): devo essere sincero, ricordo ben poco della trama e degli espedienti narrativi, ma mi è rimasto impresso il ritratto di una donna matura, riflessiva e dolente (grande ruolo per la gigantesca Gena Rowlands). Uno dei film che più omaggia Bergman, tentando di riprodurne le atmosfere angosciose e grige, e riuscendoci in parte.
  • [#26] Cafè Society (2016): ricorda a tratti La La Land, perché a volte le coppie in apparenza perfette non sono fatte per stare insieme. A spiccare è Kirsten Stewart, seducente e ammaliante come mai prima, in una New York anni ’30 con scenografie incredibili e una fotografia in digitale da urlo. Tra i migliori degli ultimi anni.
  • [#25] Mariti e Mogli (1992): ultimo film prima della crisi tra Allen e Mia Farrow, a tratti talmente autobiografico da sembrare un racconto in presa diretta, anche per lo stile di regia e le lunghe sequenze quasi psicanalitiche cui sono sottoposti i personaggi. Il film di Woody in cui l’inevitabile crisi dei rapporti di coppia è analizzata con più cinismo, e dunque con più verità.
  • [#24] Vicky Cristina Barcelona (2008): si tende a sottovalutarlo e a limitarlo al triangolo amoroso Johansson-Bardem-Cruz, quando invece c’è un sottofondo riflessivo interessante. A livello visivo è forse troppo patinato, con paesaggi da cartolina, ma nel complesso il film è ben riuscito e si rivede sempre volentieri.
  • [#23] Hollywood Ending (2002): è il tipico film di Allen che vive di gag, in cui si ride veramente, perché l’idea di un regista che diventa cieco prima del suo film di rilancio è geniale. Meno profondità e più comicità slapstick, magnifico il finale con il film che viene massacrato in America e premiato nei festival europei, satira pungente per due mondi che Allen conosce e ama.
  • [#22] Melinda e Melinda (2004): Allen continua a sperimentare e racconta la stessa storia in chiave drammatica e poi comica, con un montaggio alternato splendido a rendere la narrazione omogenea. Uno dei più intriganti in termini di intreccio narrativo, anche a tratti imprevedibile seppur non nuovo nell’universo alleniano.
  • [#21] Accordi e Disaccordi (1999): Sean Penn, nei panni del secondo miglior chitarrista del mondo, interpreta semplicemente il miglior personaggio mai scritto da Allen. Malinconico, perverso, cleptomane, scanzonato: un genio destinato a essere incompreso e solitario. Quasi non c’è contorno, i personaggi secondari si scordano, ma Emmet Ray e la sua chitarra rimangono nel cuore.
  • [#20] Blue Jasmine (2013): Cate Blanchett vince un meritato Oscar, un personaggio magnificamente depresso e nevrotico insieme. Mi rimane la sensazione che il film viva soprattutto del personaggio e che non sia del tutto completo, ma il doloroso finale conquista in ogni caso, stavolta non c’è spazio per lieti fine o risate consolatorie.
  • [#19] Tutti dicono I Love You (1996): Sono affezionato per molti motivi a questo musical sperimentale di Allen, forse per l’ambientazione a metà tra Parigi e Venezia, per il fascino anni ’50 e il cast di star (Julia Roberts, Edward Norton, Drew Barrymore) o per quel meraviglioso finale sul lungo Senna: la magia del cinema.
  • [#18] Harry a pezzi (1997): film caotico e meta-narrativo, con diverse trovate geniali (come mettere “fuori fuoco” una star come Robin Williams). Parlassimo di un libro, il racconto sarebbe un flusso di coscienza ininterrotto in cui si mischiano nevrosi, disagi familiari, traumi infantili e pulsioni sessuali… esplosivo e provocatorio, volutamente disomogeneo e frammentario, con un montaggio nervoso e quasi folle.
  • [#17] Il dormiglione (1973): Siamo in piena fase “sperimentale” di Allen, subito prima dei suoi veri capolavori. Una folle e strampalata commedia di fantascienza, con un Woody ibernato e poi scongelato in un futuro in cui gli USA sono piombati in una guerra atomica. Diane Keaton ai vertici: svampita, mondana e irresistibile.
  • [#16] Il dittatore libero dello stato di Bananas (1971): siamo agli esordi di Allen e quindi il film è ancora un mix di gag senza forma precisa, ma si ride senza sosta. La satira politica mischiata all’ironia pungente di Allen sono un mix esplosivo, tra idiozia dilagante e gag memorabili.
  • [#15] Ombre e Nebbia (1991): un thriller di stampo espressionista, che cita a piene mani i maestri del genere Murnau e Lang, ambientato in una nebbiosa e misteriosa città europea. Un set perfetto per la strepitosa ironia di Allen, che qui riflette sul tema dell’illusione e di come essa sia un velo indispensabile per mascherare la nostra esistenza nei momenti più bui.
  • [#14] Stardust Memories (1980): Allen, reduce dai clamorosi successi di Manhattan e Io e Annie, si toglie qualche sassolino dalle scarpe e realizza la sua versione di 8 e mezzo. I rimandi felliniani sono molteplici nel narrare la crisi creativa di un regista, che tutti considerano comico e che invece si interroga sui drammi moderni. Un film senza capo né coda, follemente autobiografico, con un finale da brividi in cui la stupenda Charlotte Rampling sembra fornire, con la sua bellezza, una risposta alla ricerca del senso della vita.
  • [#13] Broadway Danny Rose (1984): film dalle forte tinte drammatiche, con Allen protagonista nel ruolo di un manager fallito e del suo carrozzone di artisti mancati. Un bellissimo inno alla tenacia, ai personaggi dietro le quinte, dimenticati dalle pagine della storia, ma vincenti.
  • [#12] Anything Else (2003): uno dei più sottovalutati a mio parere. Jason Biggs è perfetto nel ruolo di un giovane stand-up comedian in crisi, incapace di gestire la sua vita, che si affida ai consigli di un folle (lo stesso Allen, delirante). Christina Ricci è la fidanzata, una scheggia impazzita che detta i ritmi della vicenda, fino a uno stupendo finale dolceamaro che mi ha ricordato tanto Chinatown di Polanski, uno dei miei film preferiti.
  • [#11] La Rosa Purpurea del Cairo (1985): meta-cinema allo stato puro, con il colpo di genio di Allen di far uscire un attore dallo schermo per esplorare la vita reale, in un’America martoriata dalla crisi economica e con un disperato bisogno di evasione. La miglior prova attoriale di Mia Farrow, commovente nel suo rapporto quasi parassitario con il cinema, unica salvezza in mezzo a una vita di macerie.

Eccoci finalmente alla top-ten, ai miei personalissimi preferiti all’interno di una filmografia eccezionale di quasi cinquanta titoli. Da qui in poi è davvero complesso mettere in graduatoria film cui sono profondamente legato, e dunque la classifica si fa ancor più soggettiva e personale… cominciamo! (N.B. Provaci ancora Sam entra tra i migliori ad honorem, pur non essendo un film diretto da Allen)

  • [#10] Zelig (1983): ennesimo esperimento di Allen che crea un esilarante finto documentario, per riprendere le sorti di Leonard Zelig, un uomo affetto da gravi patologie che lo costringono a mutare forma in base al contesto in cui si trova. Minacciato da chi ne vuole fare un fenomeno da baraccone, cercherà l’amore vero. Sperimentale, geniale, totalmente assurdo e dunque alleniano.
  • [#9] Pallottole su Broadway (1994): fantastico omaggio di Allen al teatro, nel racconto di uno scrittore convinto di essere un genio (un ottimo John Cusack) e di un artista vero, il mafioso Cheech, che dimostra cosa significhi realmente vivere e soffrire per l’arte. Regia teatrale e ritmo in crescendo, da un inizio leggero a un finale tragicamente affascinante e riflessivo.
  • [#8] Basta che funzioni (2009): il protagonista Boris, interpretato da un grande Larry David, è tra i personaggi più memorabili dell’intera lista. Una versione più cinica, misantropa e scontrosa dello stesso Allen, un genio della fisica caduto in depressione e solitudine, che si troverà a convivere con una giovane e ingenua ragazza del Sud.
  • [#7] Match Point (2005): un film decisivo per la carriera di Allen, successo strepitoso al box office, che lo rilancia dopo anni incerti nel panorama europeo. Sceneggiatura di livello altissimo, ottima recitazione e un mix vincente di sensualità, mistero e riflessione sul senso di colpa: fino a che punto la morale è disposta ad ostacolare la scalata verso il successo? Con gli anni è diventato un autentico cult e continua ad essere uno dei più amati dal grande pubblico.
  • [#6] Crimini e Misfatti (1989): Unite il thriller di Match Point al nostalgico sentimentalismo di Manhattan e otterrete un capolavoro, l’ennesima perla che conferma il rapporto di simbiosi tra Allen e il suo pubblico. Continua qui la sua riflessione sul tema del senso di colpa: è possibile continuare a vivere dopo aver commesso un delitto? La risposta non sembra esistere per Allen, che delega al pubblico il compito di trovare in sé stessi la soluzione, come uno psicologo farebbe con i propri pazienti. Martin Landau offre la migliore interpretazione attoriale di tutta la filmografia di Allen, mostruoso.
  • [#5] Prendi i soldi e scappa (1969): il primo vero film di Allen è un miscuglio di gag irresistibili, un vortice di risate forse mai raggiunto nei film successivi. Woody non è ancora “autore” a tutto tondo e quindi il film non si preoccupa di essere compiuto, assumendo un ritmo quasi surreale. Lo premio con il quinto posto perché è uno di quelli che, a distanza di anni, non mi stanco mai di rivedere.
  • [#4] Manhattan (1979): universalmente riconosciuto come il suo vero capolavoro, forse anche più di Io e Annie. Impossibile stabilire se si tratti di un dramma o di una commedia, è semplicemente il suo film più maturo e personale. New York in bianco e nero, in tutta la sua decadente bellezza, è la vera protagonista del film. “Me la ricordo così pensando alla mia infanzia” dice Allen, e i film che fanno ritornare bambini sono i più riusciti di tutti, si sa. Sullo sfondo si muovono personaggi adulti incapaci di trovare maturità e ragazzini ben più saggi, ancora non disillusi dalla vita.
  • [#3] Io e Annie (1977): un classico della storia del cinema, tra le storie d’amore più celebri di tutti i tempi. Da qui in poi Allen in qualche modo ricrea, in salse diverse, questa stessa coppia, immersa in un mondo di sogni, nevrosi e strampalate discussioni notturne. Un capolavoro senza tempo, splendida riflessione sulla crisi dei rapporti di coppia, in cui oltretutto si ride a crepapelle in diverse scene.
  • [#2] Midnight in Paris (2011): una fiaba nostalgica e un vero e proprio testamento di Allen, del suo amore incondizionato per l’Europa, per la poesia, l’arte e gli artisti. Un film per romantici, certamente, che colpisce al cuore parlando della “sindrome dell’epoca d’oro”: siamo sempre innamorati degli anni che non abbiamo potuto vivere e il desiderio d’evasione ci spinge a vivere al confine tra realtà e immaginazione, ad essere eterni sognatori. La ricostruzione della Parigi degli anni ’20 è perfetta, poter vedere in scena personaggi e ambientazioni che abbiamo solo letto nei libri è un sogno che diventa realtà.
  • [#1] Misterioso Omicidio a Manhattan (1993): senz’altro il mio film preferito, perché contiene tutto ciò che amo del cinema di Woody Allen. L’ambientazione noir intanto, con continui rimandi a Hitchcock e Orson Welles, lo rendono un vero e proprio thriller; la relazione di coppia Allen-Keaton, nevrotici e auto-ironici, ormai invecchiati come fossimo nel mai realizzato sequel di Io e Annie; e poi le gag esilaranti – qui il fobico personaggio di Woody è al suo massimo livello. Premiarlo con il primo posto è una scelta al 100% personale: una piccola-grande perla, un film spensierato, che porterò sempre nel cuore, come un vecchio amico.
#CLASSIFICA: Tutti i film di Woody Allen, dal peggiore al migliore
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Laureato in Economia per Arte, Cultura e Comunicazione, ha una spiccata passione per il marketing cinematografico. Cresciuto a pane e Mostra del Cinema di Venezia, ha in Roman Polanski e Woody Allen i suoi maestri. Le Serie TV sono una passione più recente, da Mindhunter a Mr.Robot

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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