fbpx
Ti sarà inviata una password per E-mail
Tempo di Lettura: 3 minuti

«Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo.» Così recita il Comma 22, un’immaginaria norma del regolamento dell’aviazione americana, usata dallo scrittore Joseph Heller come strumento per criticare aspramente il sistema bellico.

Proprio su questo sottile paradosso si gioca anche la serie TV appena conclusa su Sky Atlantic: il bombardiere John Yossarian tenta in ogni modo di terminare le missioni lui assegnate per poter finalmente tornare a casa, ma è costretto a scontrarsi con la realtà dei fatti. I suoi superiori, e in primis il Colonnello Catchart (sempre bravissimo Kyle Chandler) e il Tenente Scheisskopf (George Clooney, che si ritaglia un ruolo minore ma comunque incisivo nella sua scanzonata brutalità), continueranno a prolungare l’attesa. Sullo sfondo di un’Italia in bilico tra l’entusiasmo per l’imminente liberazione e una povertà dilagante, Yossarian smarrirà le sue poche certezze mentre i suoi compagni cadono uno dopo l’altro.

Il tono che George Clooney ha voluto imprimere alla mini-serie è chiaro fin dal primissimo episodio, un confine labile tra satira, commedia dark e dramma.

Il George Clooney regista, ormai lo conosciamo bene, ha assorbito come una spugna le lezioni dei suoi maestri prediletti (penso ai fratelli Coen e al quasi citazionista Suburbicon, oppure al maestro Alan Pakula, cui è chiaramente ispirato Le Idi di Marzo). Come ogni autore che si rispetti però, Clooney ha sviluppato nel tempo una propria cifra stilistica, perfettamente riconoscibile anche nei 6 episodi di Catch 22.

A livello narrativo, la mini-serie ha un andamento altalenante, quasi incerto. Le vicende dei personaggi secondari sembrano interrompere quasi per caso la storia di Yossarian, senza veramente intrecciarsi ad essa. Il vero punto di forza della serie è la repentinità con cui Clooney passa da un registro narrativo all’altro, dalla satira più spietata e divertente alla crudeltà più estrema, anche grazie a una colonna sonora impeccabile. Un momento prima i giovani soldati americani si tuffano nell’incantevole mare di Pianosa, un attimo dopo la follia di un soldato toglie la vita a un compagno. Questi continui ribaltamenti contribuiscono a creare un impatto emotivo notevole sullo spettatore, che approfitta dei lunghi silenzi del giovane Yossarian per riflettere su quanto appena visto sullo schermo.

Dopo una prima puntata promettente e un vistoso calo di ritmo, la serie si riprende con forza negli ultimi due episodi e si conclude in maniera naturale e insieme surreale.

Yossarian, che in un primo momento tenta in ogni modo di inventare sintomi di disagio – fisico e mentale – che gli consentano di tornare a casa, smarrisce lentamente ogni traccia di umanità. Troppi i compagni caduti, troppo forte la sensazione di non avere alcun controllo sul corso degli eventi, in un mortale ingranaggio bellico che non consente via d’uscita. In questo graduale percorso di disillusione, il volto dell’ottimo Christopher Abbott restituisce ogni sfumatura di disperazione e, sul finale, di follia.

L’impianto visivo è di altissimo livello, degno di una produzione internazionale di questo calibro, e le splendide location italiane contribuiscono al fascino magnetico della serie (perdoniamo volentieri qualche sequenza stereotipata, tipica di un americano innamorato del nostro paese come Clooney). Le sequenze belliche sono intense, e di certo non mancano momenti di violenza nuda e cruda. E tuttavia Catch 22, che rimane ai miei occhi una creatura bizzarra e affascinante, mi ha conquistato perchè non è classificabile: non è di certo la classica serie di guerra, non è una commedia e nemmeno un dramma. E’ piuttosto uno sgangherato, irresistibile, a tratti disarmante manifesto di pace, una richiesta d’aiuto che si perde nel vento.

Catch 22 di George Clooney merita la visione?
5 (100%) 2 votes

Laureato in Economia per Arte, Cultura e Comunicazione, ha una spiccata passione per il marketing cinematografico. Cresciuto a pane e Mostra del Cinema di Venezia, ha in Roman Polanski e Woody Allen i suoi maestri. Le Serie TV sono una passione più recente, da Mindhunter a Mr.Robot

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

La newsletter di RumoriFuoriScena è gratuita. Breve. Scritta da amanti del cinema per amanti del cinema.

Iscriviti alla newsletter!

Vai alla barra degli strumenti