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Tornare a scrivere dopo oltre un mese di riposo meriterebbe un pezzo entusiastico e beneaugurante su una grande stagione di cinema e televisione che sta per cominciare.
Ma sono costretto a cedere l’entusiasmo, visto il poco che hanno offerto il grande e il piccolo schermo durante il periodo estivo, ai colleghi in partenza per la Mostra del Cinema di Venezia.

Eccomi quindi a recensire, direi mestamente, una delle poche novità che ha offerto la televisione nel mese di agosto: Caccia al ladro la serie spagnola prodotta sulla scia dei successi Iberici de La casa di carta e Il molo rosso.

A riportare in vita, 54 anni dopo in TV, uno dei grandi classici della filmografia di Alfred Hitchcock ci ha provato Paramount Channel insieme alla “mamma” Viacom International con la messa in onda dei primi dieci episodi dell’adattamento televisivo di uno dei film più belli del maestro inglese che nel 1955 incantò gli spettatori con le magiche atmosfere della Costa Azzurra, la bellezza di Grace Kelly ed il fascino di Cary Grant.
La serie racconta proprio come nel film le vicende di un ex ladro di gioielli “il gatto”, ormai ritiratosi, che è chiamato a scoprire chi è tornato ad agire a suo nome lasciando la sua “storica” firma. Ma questa è l’unica vera analogia con il film. Infatti il protagonista Juan Robles, che sposa Lola una ispettrice della polizia spagnola, fra furti, rapine ed enigmi da risolvere dà vita ad un personaggio totalmente originale. I due, freschi sposi dopo una rocambolesca cerimonia in cui Lola sventa una rapina in abito da sposa, formano una coppia ben assemblata che fa delle reciproche diversità caratteriali e professionali la base della storia che si svolge fra Buenos Aires e la Spagna. Tra colpi di scena, misteriose coincidenze, bugie e rivelazioni inaspettate, il format è quello classico dei “duo in azione” che tanto successo ha avuto dal cinema alla televisione.
Dagli storici Nick e Nora del film L’uomo ombra del 1934 dove gli splendidi William Powell e Myrna Loy interpretavano un ex investigatore e una ricca ereditiera uniti in matrimonio e alla ricerca di sospetti e colpevoli. Passando per la serie tv cult Moonlighting che dal 1985 al 1989 ha visto un quasi esordiente Bruce Willis formare, insieme a Cybill Shepherd, una delle più improbabili e divertenti coppie di investigatori della storia dei telefilm americani. Fino al più recente blockbuster televisivo ABC Castle che ha visto la coppia Beckett-Castle combinare il talento di un tenente di polizia di Manhattan al più brillante scrittore di gialli della città.
Per finire con Rosewood della Fox che in una assolata e stilosa Miami vede l’affascinante detective Villa risolvere casi con l’aiuto dell’ anatomopatologo più elegante e brillante della città.

Tutti casi di grande successo che dimostrano come il format definito “Drammedia”, ovvero una equilibrata combinazione di elementi drammatici e di comedy sia da sempre garanzia di riscontro positivo da parte del pubblico e di grande affezione nei confronti dei personaggi.

Nel caso di Caccia al ladro invece qualcosa è andato decisamente storto. La serie è scritta dall’autore spagnolo Javier Olivares (creatore di diversi titoli di successo in patria fra cui Los Serrano da cui è tratto il longevo format nostrano I Cesaroni) e questa pareva una garanzia. La dichiarazione di Olivares “Non è stato facile adattare Hitchcock. L’ho fatto con umiltà ma anche con orgoglio. Caccia al ladro è una serie pop dal linguaggio contemporaneo proprio come era il film del maestro. Mi auguro che il pubblico italiano, che sarà il primo al mondo a vederla, ne apprezzerà lo sforzo” lasciva ben sperare. Ma niente di tutto questo è successo.
La storia è lontana anni luce dalle magiche atmosfere del film originale dove la coppia Grant-Kelly fra le sale e la spiaggia delll’hotel Carlton di Cannes e le gite in spider fra le curve della Corniche aveva un fascino inarrivabile. Il plot della serie risulta abbastanza improbabile e sopratutto gli attori danno un taglio alla vicenda che, estremizzando il commento, ricorda più una soap opera che un prodotto televisivo moderno. La recitazione, come nelle telenovelas tornate haimè di grande successo negli ultimi anni, è molto calcata (e sono convinto che il doppiaggio in italiano non aiuti). Le azioni e i dialoghi sono volutamente segnati da un “overacting” che poco aggiunge e molto toglie alla spontaneità della storia che invece di risultare fresca e godibile lascia a tratti sconcertati per “finzione” ed alcune scelte di sceneggiatura e registiche. Insomma niente di quanto promesso da un trailer accattivante e da un titolo che rimanda ad atmosfere ed eleganza impossibili da replicare.
CACCIA AL LADRO. DELUDE LA NUOVA SERIE TV SU PARAMOUNT CHANNEL.
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Pubblicitario per professione e abbonato “da sempre in prima fila” alla poltrona per cinema e TV. Da 40 anni divora ogni cosa di celluloide e ha eletto Lost come serie della vita. Parafrasando Parenthood: per lui quando si spegne la luce in sala o a casa “Tutto può succedere!”

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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