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Un film, a mio parere, bisogna anche saperlo guardare. Ovviamente il gioco delle aspettative può condizionare il giudizio, ma non deve mai contraddire l’oggettività. Si sono lette troppe recensioni negative di Bohemian Rhapsody, che è stato criticato per la poca veridicità degli eventi e per una rappresentazione troppo edulcorata di Freddie Mercury. Obiezioni che avrebbero un senso, se il film di Bryan Singer avesse un intento documentaristico o volesse ricostruire la cronistoria della band.

Meglio leggere il film per quello che realmente è, ossia un tributo molto scenografico e dunque poco realistico, quasi “fumettistico”, del mito dei Queen.

Il film ha una struttura narrativa molto convenzionale, tipica dei biopic musicali che in anni recenti sono proliferati con esiti più o meno convincenti. Bohemian Rapsody ci mostra il leader della band quando ancora era Farrokh Bulsara, un ragazzino londinese originario di Zanzibar, dall’animo ribelle e creativo. Ci racconta del suo primo incontro con i futuri membri della band, delle loro prime incisioni come Queen, del successo internazionale. I successi del gruppo si mischiano con le tormentate vicende personali di Mercury, che portano al brusco scioglimento e al ricongiungimento per il mitico concerto Live Aid di Wembley del 1985.

Partiamo proprio da quei venti minuti di show, che sono il marchio di fabbrica della band e che costituiscono il gran finale del film. La ricostruzione scenica è impressionante, curata nei minimi dettagli, dai movimenti della band alla disposizione degli strumenti. Movimenti di macchina vorticosi ci restituiscono l’entusiasmo dei 72.000 presenti allo stadio, una macchia umana travolgente ed emozionante. Chi scrive quest’articolo nel’85 non era nemmeno lontanamente nato, ma assistere all’evento deve essere stata un’esperienza da pelle d’oca (vi invito a cercare su Youtube il video dell’esibizione).

Rami Malek, lo straordinario protagonista di Mr. Robot, si destreggia bene in un ruolo complicatissimo. Un mix di capacità mimetica e personalità, che confermano il suo talento magnetico.

L’attore egiziano ha dei lineamenti naturali molto particolari, un volto difficile da dimenticare e di per sé iconico, che con la giusta dose di trucco riesce a somigliare in modo piuttosto impressionante a Freddie Mercury. Fortunatamente però il film non è incentrato solo su di lui, è un’opera corale che cerca di raccontare la storia (edulcorata e semplificata, questo va detto) di tutta la band. Ed è un aspetto molto importante, perché lasciare sulle spalle del protagonista un film così “ingombrante” sarebbe stato da pazzi.

I momenti migliori del film sono infatti quelli in cui emerge la dimensione intima dei Queen. Non tanto in riferimento alle vicende personali (“siamo una famiglia”, così si presenta la band ai produttori) ma piuttosto a quelle musicali. Il film si concentra sulla creazione di alcuni dei successi della band, Bohemian Rhapsody e We Will Rock You in primis, e ci mostra le diverse fasi del processo creativo, dalla scrittura del testo alle prove in studio di registrazione. Ed è splendido veder emergere le melodie, che crescono di intensità nel corso del film fino al roboante finale, in cui è difficile non tenere il ritmo con i piedi.

Non sono un fan dei biopic musicali, e nemmeno un grande appassionato dei Queen a dire il vero.

Mi sono però goduto un film di intrattenimento puro, chiaramente costruito per piacere a un pubblico più ampio rispetto alla cerchia più ristretta dei fan. Non ho digerito le tante critiche, pedanti e poco lucide, di chi nel film cercava tutt’altro, di chi sullo schermo voleva vedere Mercury e non Malek che interpreta Mercury. E il pubblico, a  giudicare dal fenomenale box office del primo weekend, voleva solo lasciarsi trascinare dalla musica e omaggiare una band leggendaria.

 

 

Bohemian Rhapsody: il film sui Queen con Rami Malek
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Laureato in Economia per Arte, Cultura e Comunicazione, ha una spiccata passione per il marketing cinematografico. Cresciuto a pane e Mostra del Cinema di Venezia, ha in Roman Polanski e Woody Allen i suoi maestri. Le Serie TV sono una passione più recente, da Mindhunter a Mr.Robot

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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