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Ho appena finito di vedere Black Mirror Bandersnatch. No ho appena finito di scegliere cos’è Black Mirror Bandersnatch. Sbagliato ancora, ho appena finito di vivere Black Mirror Bandersnatch. O per lo meno questo è quello che mi è stato fatto credere di poter fare. Insomma, la confusione regna sovrana, ci si sente persi e disorientati. Ciò che è certo è che è stata un’esperienza, forte.

Ambientato nella Londra degli anni ’80, Bandersnatch racconta la storia di un programmatore di videogame (appassionato di Librogame, di cui il film è la versione 2.0) con qualche problema psichico dovuto ad un trauma infantile. Da qui in poi però è tutto in mano nostra, moltissime scelte possono essere fatte da noi: all’inizio hanno una rilevanza molto superficiale come scegliere che musica mettere nel compact disk o che marca di corn flakes mangiare a colazione; man mano che la trama si sviluppa però le scelte diventano sempre più decisive, come lo scegliere se vivere o morire, o peggio ancora.

Ma non ci sono scelte giuste o sbagliate, ci sono solo scelte che portano ad altre scelte. E se doveste rendervi conto che il finale verso cui state conducendo Stephan non è quello che vi eravate immaginati, si può (quasi) sempre tornare indietro attraverso degli specchi temporali o grazie ad altri espedienti.

Al momento non penso ci sia un finale consigliato o “corretto” della serie [*EDIT: forse esiste], ma è proprio questo il bello. La possibilità di provare e riprovare a dare la direzione che ci piacerebbe dare alla trama, dovendo in continuazione lottare per rimanere in esistenti quanto traballanti binari narrativi.

Più ci si addentra nella trama però e più teorie cospirazioniste, simboli grafici da decifrare e strani istinti omicidi permeano il mondo di Stephan e tutto rischia di andare a rotoli.

Il punto più alto del tutto (o per lo meno di ciò che ho potuto godere io) è stata l’interazione diretta con il personaggio; si arriva ad interpretare sé stessi (o a credere di starlo facendo) e a controllare attivamente il povero Stephan per il solo gusto di “intrattenerci”. Quando ci si rende conto di essere una sorta di Deus ex machina, anche se con un solo bivio di scelte, è troppo tardi.

Durante un trip viene spiegato come Pacman sia l’acronimo di “PAC: program and control”; lui rappresenta l’uomo del programma e del controllo. Crede di avere il libero arbitrio ma è all’interno di un sistema in cui si nutre, scappa dai pericoli e prova ad uscire dal sistema stesso ma rientra dall’altro lato. Al di là dei terrapiattisti, il mondo Pac-man può spaventosamente essere trasposto per certi versi nella società di Stephan, o nella nostra…

Se dunque il film in sé dura circa 90 minuti, sta nella curiosità dello spettatore/giocatore di navigare all’interno degli oltre 300 minuti di girato (e montato) di Bandersnatch, il primo film interattivo distribuito da Netflix e prodotto da Endemol, anche se non il primo della storia (ricordiamo The outbreak, Bank Run e pochissimi altri). Questo genere di film forse è l’unico che consiglio di guardare da soli: condividere la scelta con qualcun altro non è mai facile e si rischiano di fare delle scelte avventate e pericolose!

Black Mirror Bandersnatch: il primo film interattivo su Netflix è online!
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Producer di professione e redattore per passione, vive con entusiasmo e curiosità tutto ciò che gravita intorno al mondo della settima arte. Amante dei festival cinematografici così come della comoda accoppiata divano-Netflix, era uno dei massimi esperti di binge watching ancor prima di sapere cosa volesse dire.