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Una Giusta Causa è il nuovo film di Mimi Leder, regista statunitense e prima donna ad essere ammessa all’American Film Institute. La pellicola racconta la storia vera di Ruth Bader Ginsburg, prima avvocato e poi una delle quattro donne della Corte Suprema, che ha dedicato la sua vita alla lotta per la parità di genere. La Ginsburg ha frequentato l’Università di Harvard, una delle sole nove donne su un totale di circa cinquecento studenti. In seguito al suo trasferimento a New York insieme alla famiglia si è laureata alla Columbia nel 1959, ma nonostante la sua determinazione una volta entrata nel mondo del lavoro si è trovata costretta a fare i conti con la realtà: essere l’unica donna in un mondo di uomini.

Il film – dal titolo americano On the Basis of Sex, decisamente più eloquente rispetto a quello tradotto – si concentra su due aspetti della vita di Ruth.

Da una parte la continua lotta per i diritti delle donne della protagonista, interpretata da una Felicity Jones sicuramente troppo inesperta per dimostrarsi all’altezza del suo personaggio; dall’altra gli aspetti più intimi della famiglia Ginsburg. Il marito Marty (Armie Hammer) trova l’escamotage per cui, difendendo i diritti di un uomo, potrà dimostrare che le leggi di allora non difendevano la parità di sesso. La figlia Jane, inizialmente in conflitto con la madre, la incita e le fa capire il vero valore della sua causa. Inoltre la Leder ci mostra quanto sia importante, all’interno della famiglia di Ruth, che moglie e marito siano sullo stesso piano. Sono presenti infatti all’interno del film molte scene in cui Marty  cucina o svolge le faccende di casa, così da scardinare quei ruoli familiari troppo definiti.

Attraverso una bella fotografia la regista riesce a rappresentare l’ambiente degli anni Sessanta, mostrando al pubblico fin dalla prima scena la cultura maschilista dell’epoca.

La sequenza iniziale mostra infatti la protagonista che cammina tra un fiume di uomini in abito. Nonostante il film sia lineare e scorra senza nessuna sorpresa, è in grado di descrivere la vita di una donna che ha rivoluzionato il pensiero americano, dimostrandosi profondamente attuale. Il biopic non è certo uno dei meglio riusciti, ma il film è necessario per raccontare di un’epoca nella quale la discriminazione femminile e il senso di subordinazione continuano a permanere nella società. Poco importa se a volte la costruzione della pellicola appare troppo hollywoodiana o simile al solito dramma americano: il suo compito è coinvolgere e sensibilizzare lo spettatore su un argomento ancora importante, nonostante siano passati oltre cinquant’anni.

In base al sesso? – Una questione ancora aperta
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Laureata in Scienze dei Beni Culturali, le sue passioni sono il cinema e il calcio. Ama tutti i film di Paolo Sorrentino e di Alfred Hitchcock, primi tra tutti La Grande Bellezza e Psycho. Grande sostenitrice dei film rilassanti e della bella fotografia. Si prenderebbe volentieri un caffè con Quentin Tarantino e Woody Allen.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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