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August Pullman, detto Auggie, è un bambino di dieci anni come tutti gli altri.

Se non fosse per la rara sindrome che lo affligge e che lo rende un Elephant man dei giorni nostri, un nouveau Quasimodo. John Merrick, protagonista del dramma diretto da David Lynch, indossava in testa un sacco bucato cucito ad un cappello per coprire le deformità del viso. Quasimodo si appropria della massima greca “vivi nascosto”, eclissandosi dietro le bellezze di Notre Dame. Auggie, invece, gira per strada con un casco da astronauta, dal quale non riesce a separarsi.

Wonder, film in uscita in tutte le sale italiane dal 21 dicembre, è tratto dall’omonimo best-seller di R.J. Palacio, e racconta il modo in cui questo brillante bambino, dopo essersi iscritto per la prima volta a scuola in prima media, si trova ad affrontare un nuovo mondo con l’aiuto dei suoi genitori e dei suoi cari.

Auggie non ha mai avuto dei veri amici; è cresciuto in una campana di vetro. È come un sole attorno al quale gravitano le vite delle persone che tentano di proteggerlo dalle cattiverie gratuite. Fondamentali, nella vicenda, si rivelano i genitori, interpretati da Julia Roberts e Owen Wilson, e la sorella Via, interpretata da Izabela Vidovic.

Si sa che l’uomo ha paura di ciò che non riesce a comprendere, ed in principio l’impatto con la scuola si rivela traumatico per il ragazzo.

Tutti lo indicano come un fenomeno da baraccone: viene deriso e preso di mira, allontanato come se fosse un appestato.

Nonostante il contatto forzato con un mondo che preferirebbe evitare, Auggie è un bambino dall’incredibile potenziale, auto-ironico, curioso ed energico. Ama studiare le scienze, è tenace e dolce ed accetta la sua diversità ben sapendo che per gli altri può costituire un grosso problema. Eppure ciò lo spinge con maggiore determinazione a “portare avanti la sua lotta per essere accettato”.

Dopo non poche difficoltà e nonostante gli atti di bullismo che scandiscono le sue giornate, Auggie riesce a stringere un forte legame di amicizia con due bambini, Jack e Summer, stanchi delle ingiustizie che sono costretti a vedere, capaci di andare oltre l’esteriorità e desiderosi di conoscere quello che ritengono essere un loro spirito affine.

Auggie è diverso, non sbagliato: è questo uno dei messaggi che la Palacio, con il libro, e Chbosky e Hoberman, con la regia e la produzione, hanno voluto trasmettere al pubblico.

Paradossalmente necessaria nella pellicola è la presenza di Julian, il bullo che si accanisce contro Auggie.

Julian è il suo fardello, è la croce giornaliera che Auggie deve sopportare e che gli permette di far emergere la grinta e la forza nascosta dentro se stesso. Esaminando il carattere di Julian, appaiono  palesi nel ragazzo insicurezze e incapacità di vedere oltre, che si estrinsecano nella presa in giro del più debole.

“Auggie non può essere diverso da come appare, ma forse passiamo modificare noi il modo di guardarlo”, dice il signor Tushman, preside della scuola, al “capo branco” dei bambini. Un messaggio semplice e chiaro che, se opportunamente ascoltato, apre le menti ad una maggiore consapevolezza della cultura della tolleranza. Emerge piano piano la voglia di superare la di superficialità nell’escludere chi non risponde a pseudo stereotipi di normalità, per come intesa da ciascuno.

Il tema fondamentale della pellicola è evidente.

il bullismo è un problema attuale, che si concretizza in episodi quotidiani in qualsiasi parte del mondo. La diversità fa parte dell’essere umano e c’è sempre qualcuno pronto a puntare il dito e a farla pesare. Non è importante come sei, ma chi sei. Sono le nostre relazioni più significative che ci rendono tenaci, ed è l’incredibile forza nascosta dentro ognuno di noi che sorregge il peso degli avvenimenti della vita e li rimodella, per trovare un barlume di speranza e felicità in un gesto di gentilezza.

In sintesi, il film tratta in modo simpatico un tema estremamente delicato e ci fa riflettere, emozionare e divertire allo stesso tempo. Si presenta come una “giocopedia della gentilezza”, un manuale per vivere la vita aiutando gli altri e per imparare a vedere cosa si cela dentro ogni persona incontrata sul nostro cammino.

Consigliato a tutti, specialmente ai ragazzi di prima media.

 

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Carmen Bagalà

Studentessa c/o Bocconi e Ied, ha una grande passione per il cinema, la regia, l’arte e qualsiasi cosa si intenda per espressione dell’essere. Ha scoperto il cinema da piccola guardando Fellini e Godard e se ne è innamorata. È sempre alla ricerca della novità originale. Adora le simmetrie di Wes Anderson, Sorrentino e le serie tv made in UK.