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Possiamo senza ombra di dubbio affermare che, con Metti la nonna in freezer, Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi – nuove stelle nascenti alla regia congiunta della pellicola – si sono imposti come ideatori di una “Commedia Nea” catapultata ai giorni nostri.

Se pensiamo infatti alla produzione di Menandro, notiamo che la stessa rispecchia un momento storico e culturale nel quale il tema principale non gravita più intorno alla politica, bensì alle emozioni insite in ogni individuo nella relazione con il proprio ambito famigliare, e la pellicola di Fontana e Stasi proietta tale concezione nell’attuale contesto sociale.

Così come nelle commedie greche, infatti, il filo conduttore di questa vicenda – che si prospetta essere una delle prime black comedy totalmente made in Italy – è rappresentato da amore, equivoci, scambi, bugie ed ostacoli del cuore, laddove tali ingredienti vengono sapientemente mescolati in un contenitore rappresentato dallo stato di crisi economica che attanaglia la nostra società. Viene così confezionata una commedia grottesca ma ben orchestrata, certamente piacevole nella sua leggerezza che – come risvolto della medaglia – evidenzia comunque le difficoltà per molti di far fronte al vivere quotidiano nell’attuale contingenza.

Con Metti la nonna in Freezer i due registi trentenni hanno voluto addentrarsi in quella sfera privata fatta di incertezze e schiacciata dal peso di una società che ci compra, ci vende e ci stende.

Una società carnascialesca, nella quale tutto è ribaltato: i buoni passano per cattivi, mentre questi ultimi vengono santificati.

Il film, prodotto dalla Indigo Film, vede un cast artistico certamente all’altezza e che assicura risate a crepapelle.

La bella Miriam Leone, dopo gli innumerevoli ruoli drammatici, congela Barbara Bouchet e ammalia De Luigi a colpi di ciglia e rimmel. Nella pellicola interpreta Claudia, una piccola imprenditrice e restauratrice di opere d’arte, con il conto in banca costantemente in rosso e vittima di una burocrazia che non le riconosce quel che merita. Claudia manda avanti la baracca pagando le sue collaboratrici (Lucia Ocone e Marina Rocco) con la pensione della nonna, ruolo ottimamente interpretato dalla Bouchet, desiderosa di non essere più etichettata come icona della commedia sexy all’italiana.

Al fianco di Claudia c’è Simone, impersonato da un impareggiabile Fabio De Luigi, il cui ruolo sembra essergli stato cucito su misura. Simone è un giovane e stakanovista maresciallo della Guardia di Finanza, che chiede lo scontrino fiscale persino al venditore abusivo di rose al parco. É incorruttibile, ligio al dovere, e finirà inevitabilmente per innamorarsi di Claudia. Pur di non affrontare la sua vita privata e i demoni del suo passato, si dedicherà sempre più intensamente al proprio lavoro, smascherando ed incastrando i criminali anche facendo ricorso a simpatici stratagemmi e travestimenti.

Claudia ci appare come una donna in difficoltà, con un sogno che sta per essere infranto non per colpa sua. Rassegnata e pronta a chiudere i battenti in seguito alla morte improvvisa della nonna, ne occulta il cadavere (con l’aiuto delle collaboratrici), congelandolo tra le porzioni di lasagne ed i tortellini fatti in casa.

Claudia e Simone sono due persone sole e abbandonate dal punto di vista umano, che anche nel sociale non riescono a trovare soddisfazioni.

Simone viene infatti scavalcato dal collega per niente meritevole, figlio di papà, mentre Claudia viene “messa in prescrizione” dalla Pubblica Amministrazione. Pensando al concetto di amore liquido tanto caro a Bauman, notiamo come nella commedia vengano proposte scene di solitudine e di ansia che generano insicurezza, tanto da riflettersi inevitabilmente anche nella gestione della relazione sentimentale tra i due.

In sintesi, la pellicola è risultata una piacevole sorpresa. Le atmosfere retrò e una fotografia sensazionale rappresentano un importante valore aggiunto. Anche la soundtrack risulta azzeccatissima, a partire dal Flauto Magico di Mozart fino al pop dei Thegiornalisti con la hit estiva Riccione, facendo da corollario alla vicenda senza risultare ridondante.

La commedia, frizzante, divertente e dinamica, è caratterizzata da ritmi perfetti e da battute pungenti e brillanti, insomma uno humor nero al quale l’Italia non è abituata.

Per questo riteniamo che la pellicola non abbia nulla da invidiare alle sorelle inglesi del genere, ma anzi – a nostro avviso – si posiziona sul podio delle black comedy.

Se è vero che il riso fa buon sangue, predisponetevi ad una salutare visione, perché…morirete dal ridere!

#ANTEPRIMA: “Metti la nonna in Freezer” di G. Fontana e G.G. Stasi
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Carmen Bagalà

Studentessa c/o Bocconi e Ied, ha una grande passione per il cinema, la regia, l’arte e qualsiasi cosa si intenda per espressione dell’essere. Ha scoperto il cinema da piccola guardando Fellini e Godard e se ne è innamorata. È sempre alla ricerca della novità originale. Adora le simmetrie di Wes Anderson, Sorrentino e le serie tv made in UK.