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Cominciamo da qui: chi sono gli Sdraiati? Sono una generazione di giovani, o meglio sono i giovani visti dagli occhi dei genitori. Ragazzi all’apparenza incontrollabili, quasi indefinibili in quanto a personalità. Inconcludenti cronici, disordinati e spesso introversi, sono un mistero, un gigantesco punto di domanda. Un dettaglio emblematico per capirci meglio? Sono quei giovani che, per spogliarsi, non si tolgono i vestiti uno alla volta, come sarebbe normale, ma tutti insieme per risparmiare tempo. Quelli che non chiudono i cassetti, che lasciano il cibo a metà, che sembrano in perenne conflitto con il mondo intero.

Francesca Archibugi, regista romana già nota per Lezioni di Volo e Il nome del figlio, adatta liberamente l’omonimo best-seller di Michele Serra e sceglie Claudio Bisio come protagonista di quest’interessante commedia generazionale.

Protagonisti del film sono quindi un padre e un figlio, alle prese con una convivenza difficile, fatta di continue incomprensioni e tensioni.

Giorgio Selva (Bisio) è un noto conduttore televisivo: un doloroso divorzio alle spalle mai del tutto superato, una vita infelice mascherata dagli agi della borghesia. Tito (Gaddo Bacchini, una piacevole scoperta) è il figlio liceale, studente del Liceo Manzoni di Milano, sempre attorniato da un rumoroso gruppo di amici. Introverso e ombroso, sembra alla perenne ricerca di un po’ di pace, interiore ed esteriore, risultando dunque sfuggente e turbolento.

La prima mezz’ora di film ha tutti i difetti tipici di certo cinema italiano simil-intellettuale. Esagera i personaggi rendendoli quasi fumettistici, inserisce troppe sottotrame fino a perdere il filo e così via…

Perché i registi italiani tentano sempre di esasperare la realtà? Una commedia di questo genere, per poter essere apprezzata, deve risultare credibile, vera, sincera. Invece Tito e i suoi amici sembrano tutti fatti con lo stampino, vanno in giro in bicicletta a Milano come se fossero in un paesino di campagna, sono rumorosi all’eccesso e in sintesi insopportabili. L’altro difetto del film, relativo alle troppe storie che si tenta di intersecare, è ancor più fastidioso: una commedia generazionale deve parlare di genitori e figli in modo concreto, senza divagare.

Fortunatamente il film si riprende benissimo e arriva ad essere più che gradevole, nei momenti di sincero scontro tra padre e figlio.

Bisio è un padre in difficoltà, che vorrebbe disperatamente capire le turbe del figlio o al contrario prenderlo a schiaffi. Invece non riesce a fare nessuna delle due. Eppure siamo spinti a provare empatia verso un padre che ha sbagliato tutto nella propria vita e il cui unico desiderio è abbracciare suo figlio, portarlo in campagna e raccontargli di quando era piccolo. Più difficile creare un legame con Tito, anche per chi (come me che sto scrivendo) in fondo quell’età l’ha superata da pochi anni. Risulta difficile entrare nel suo mondo, ma forse proprio per questo il film funziona, perché lo spettatore è sinceramente incuriosito.

Gli sdraiati è insomma un film che merita un’opportunità, che riesce a non cadere eccessivamente in stereotipi e affronta un tema interessante, adatto a tutti. Certamente non un film perfetto, ma a suo modo intelligente e delicato.

 

#ANTEPRIMA: Gli Sdraiati con Claudio Bisio
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Laureato in Economia per Arte, Cultura e Comunicazione, ha una spiccata passione per il marketing cinematografico. Cresciuto a pane e Mostra del Cinema di Venezia, ha in Roman Polanski e Woody Allen i suoi maestri. Le Serie TV sono una passione più recente, da Mindhunter a Mr.Robot

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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