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Il 17 novembre sarà ricordato come un giorno storico per i fan italiani di Harry Potter: è uscito nelle sale del nostro paese il primo capitolo di una lunga saga di spin-off interamente dedicati al personaggio di Newt Scamander, magizoologo ed ex studente della scuola di Hogwarts. It all ends dicevano i cartelloni pubblicitari dell’ultimo film I doni della morte – parte II, eppure a distanza di cinque anni, l’attenzione per la saga di J.K. Rowling non è mai stata così alta. Quali sono i motivi di tale successo? Perché si è ritenuto necessario il lancio di una nuova saga di queste proporzioni?

Analizzando i collegamenti e i rimandi al mondo di Harry Potter, questo film è interessante, se non per la narrazione in sé, perché frutto dell’influenza di logiche di marketing nel panorama cinematografico. Non dissimile è stato il caso di Star Wars: Il risveglio della forza, emblema della nascita di un nuovo fenomeno nell’ambito dei blockbuster per il grande pubblico. 

Un successo assicurato

Il primo elemento di Animali Fantastici che rimane impresso è che, secondo tutte le previsioni, il film sarà un successo di pubblico assicurato in tutto il mondo. Questo è confermato sia dai primi risultati internazionali al botteghino, sia dalla dichiarata volontà dei produttori di far cominciare una nuova saga di almeno tre film, più probabilmente cinque. Non quindi di aspettare i risultati al box office e poi valutare il successo del nuovo prodotto, ma pensare in grande e scommettere sul suo immediato successo commerciale. Quali sono gli elementi di forza di un progetto con così tante insidie, visto il fenomeno di massa generato dalla saga originale e la suscettibilità dei fan più accaniti?

Lasciando da parte gli aspetti tecnici del film, sono da considerare in primis gli sporadici ma puntuali rimandi agli otto film di Harry Potter, quindi a luoghi, eventi e personaggi già noti al pubblico in sala. A volte si tratta di piccoli dettagli, altri di vere e proprie citazioni e rimandi. 

Animali Fantastici è ambientato a New York nel 1926, quindi in teoria i collegamenti con la saga principale potrebbero sembrare forzati. Invece il regista David Yates, a cui probabilmente sarà affidata l’intera serie di film, li inserisce intelligentemente nei momenti cruciali: all’inizio, con il consueto motivetto iniziale dei film di HP, e poi nei diversi snodi narrativi nel corso della proiezione per tenere alta l’attenzione del pubblico.

Il presupposto di partenza è che questi siano film prevalentemente dedicati ai fan della saga, quindi un solo riferimento ad Albus Silente, o anche solo al mago oscuro Gellert Grindelwald, è sufficiente per generare un’ondata di nostalgia mista a curiosità per gli eventi in scena. 

J.K. Rowling

Prima di proseguire l’analisi dettagliata del film, può essere utile ricordare quanto il fenomeno degli spin-off sia diventato parte essenziale del mercato cinematografico e audiovisivo in generale. Si pensi solo all’universo Marvel e alla decisione di produrre serie Tv dedicate a personaggi secondari, da Daredevil a Jessica Jones, entrambi lanciati su Netflix e immediati successi di pubblico. O anche al clamoroso successo di Breaking Bad, che ha spinto i produttori a pensare una serie interamente dedicata al personaggio di Saul Goodman, Better Call Saul.

Queste considerazioni ci riportano al ruolo di J.K. Rowling, autrice del libro originale, sceneggiatrice e anche produttrice del film. La lungimiranza della scrittrice britannica sta nell’aver creato un universo parallelo, in cui poter ambientare nuove storie e inventare nuovi personaggi. Non si è accontentata, dunque, del successo planetario della propria creazione, ma si è industriata perché il mondo magico rimanesse stabilmente nelle vite degli appassionati. Si consideri poi che l’affetto dei fan e il loro bisogno di evasione non sono mai diminuiti nel corso degli anni, anche grazie a progetti come il sito www.pottermore.com per tenere aggiornata la community sulle ultime news dal mondo dei maghi. Si pensi in questo senso al celebre discorso della Rowling, che si concludeva con la frase “Hogwarts will always be there to welcome you home”.

Forse per motivazioni commerciali, forse perché creare un universo parallelo e poi doversene distaccare può essere traumatico, le porte di questo secondo mondo non si sono mai chiuse veramente per la Rowling, che pure si è cimentata in altri generi narrativi.

Riscoprire la magia

Veniamo ora al paragone fatto in introduzione con l’ultimo episodio della saga di Star WarsCome sottolineato qui su Rumori Fuori Scena, Il Risveglio della forza era una sorta di meta-blockbuster in cui il personaggio di Ray, esattamente come il pubblico in sala, scopriva che le leggende narrate nei film precedenti erano vere. Un’idea innovativa e furba per inaugurare in modo originale ma non troppo una eventuale era dell’universo creato da George Lucas. In Animali Fantastici si utilizza un espediente narrativo molto simile, grazie al personaggio di Jacob Kowalski, un babbano che viene a contatto con il mondo dei maghi. Attraverso i suoi occhi, il pubblico s’immerge in uno scenario del tutto nuovo anche per chi già conosce bene l’universo di Harry Potter.

La vicenda è ambientata appunto a New York e nel mondo dei non-maghi, dunque la magia risulta essere un elemento misterioso, un’abilità da tenere nascosta e non più da sfoggiare. La grande intelligenza del film sta nel proporre un universo narrativo già conosciuto, introducendo nel contempo una prospettiva tutta nuova. Non solo si offre una panoramica sull’universo magico in un’altra epoca, circa un secolo prima rispetto alle vicende di Harry Potter, ma si costringe il pubblico a svestire i panni di fan e a indossare quelli di osservatore esterno. Si viene costretti a ripartire da zero, a farsi nuovamente incantare dal mondo magico. Questa volontà di riscoperta della magia è chiarissima in alcune scelte visive del film, con la continua ricerca di espedienti per sbalordire e sorprendere il pubblico.

Si pensi in particolare al design delle creature, vero punto di forza del film, all’uso continuo della CGI o alla scelta del 3D, come a voler simbolicamente aggiungere un’ulteriore dimensione alla saga originaria.

Un nuovo Harry Potter?

Per concludere, può essere interessante fare un primo paragone tra i due protagonisti delle saghe della Rowling, per quanto il personaggio di Newt Scamander sia ancora solo abbozzato, anche per una recitazione – volutamente o meno – sottotono e quasi impacciata di Eddie Redmayne. Il pubblico sa ancora poco del suo passato e della sua storia, in quanto il film inizia in medias res con il suo arrivo a New York e la descrizione dei curiosi animali nella sua valigia.

Si prospettano, però, alcuni tratti comuni con il personaggio di Harry Potter, in primis una ferma determinazione nel voler essere protagonista di un cambiamento sociale, a discapito di una personalità timida e introversa. Entrambi sono eroi senza averne l’attitudine, si trovano sotto i riflettori apparentemente per caso, ma nascondono una volontà di ribellione che costituisce un interessante elemento di tridimensionalità. La matrice di questa ribellione sembra nascere da un profondo trauma, nel caso di Harry Potter la perdita dei genitori, mentre per Newt Scamander non resta che rimandare il discorso ai prossimi e attesissimi capitoli della saga.

Animali Fantastici e dove trovarli di David Yates
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Laureato in Economia per Arte, Cultura e Comunicazione, ha una spiccata passione per il marketing cinematografico. Cresciuto a pane e Mostra del Cinema di Venezia, ha in Roman Polanski e Woody Allen i suoi maestri. Le Serie TV sono una passione più recente, da Mindhunter a Mr.Robot

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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