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Qualche riflessione a caldo a seguito delle nomination agli Oscar 2020, che hanno riservato poche sorprese (niente De Niro come miglior attore per The Irishman) e che confermano quanto già sapevamo dell’interessante anno di cinema che ci siamo appena lasciati alle spalle.

1. Netflix ottiene 24 nomination totali: è la prima volta nella storia che un servizio di streaming supera le major tradizionali, da Disney a Sony. I film in questione sono effettivamente di alto livello: Storia di un Matrimonio ci aveva già convinti a Venezia; I Due Papi è stata invece una piacevole sorpresa, in sottile equilibrio tra ironia e riflessione teologica; The Irishman porta il marchio di fabbrica di Scorsese e, pur non essendo indimenticabile, è il canto del cigno di un tipo di cinema che ha fatto la storia. Tanti film candidati agli Oscar disponibili su Netflix significa anche garantirne la visione a un numero enormemente più alto di spettatori. Vi ricordate le polemiche negli anni passati su film distribuiti in sala settimane dopo la cerimonia di premiazione? Che questo trionfo di Netflix si possa intendere come un processo di democratizzazione degli Academy Awards?

2. Il livello dei film nominati è uniformemente medio-alto: sono tutti sullo stesso livello, senza picchi in alto o in basso. Manca in questa edizione il Birdman del 2015 o il La La Land del 2017, super-favoriti ancor prima della cerimonia e destinati a essere ricordati come simboli di un decennio di cinema. Scorriamoli velocemente insieme: C’era una volta a…Hollywood è un Tarantino nostalgico, il migliore degli ultimi anni ma non al livello dei suoi primi capolavori; Parasite un grande film di matrice asiatica che conferma Bong-Joon Ho nell’olimpo del cinema, nonostante un finale forzato e innaturale; JoJo Rabbit una follia cinematografica ben riuscita, Piccole Donne un’ottima rilettura del romanzo in chiave moderna, Le Mans ’66 un piacevole film di adrenalina sportiva. Dei film di Netflix abbiamo già parlato… Solo due film possono spiccare!

 

3. Uno tra Joker e 1917 dovrà necessariamente trionfare come Miglior Film. Il film di Todd Phillips segna una rivoluzione e inaugura il cinecomic d’autore, avvicinando al mondo dei fumetti anche i cinefili più incalliti. La pellicola di Sam Mendes (ancora non è uscita in Italia, aspettiamo dunque a giudicare) è un finto piano sequenza unico, un esperimento simile a Birdman e dunque vincente in partenza perchè capace di innovare, di spiccare in mezzo a tutti gli altri.

E qui sorge l’ultimo spunto di riflessione sugli Academy Awards in generale: perchè non premiare l’innovazione vera, gli esperimenti cinematografici, le realtà emergenti? Perchè fossilizzarsi sulle stesse tipologie di film che vengono premiate da anni (i biopic, i film ambientati durante la Prima o la Seconda Guerra Mondiale, i film corali al femminile…)?

Le uniche grandi novità vanno dunque ricercate nelle tante nomination a un film coreano come Parasite e nella candidatura all’ambiziosa animazione di Klaus (recuperatelo su Netflix!) invece che all’ennesimo sequel di Frozen.. Manca una vera finestra sul mondo, sulle ormai infinite possibilità di sperimentazione audiovisiva. Manca il talento di Jordan Peele e del suo raggelante “Us”, manca quella follia cinematografica che è Diamanti Grezzi con Adam Sandler (da recuperare anche questo su Netflix dal 31 Gennaio!). E forse, arrivati a una commistione ormai totale tra TV e Cinema, con serie che a tutti gli effetti sono al livello tecnico e recitativo dei grandi film, non sarebbe una cattiva idea imitare i Golden Globes e istituire un premio dedicato ai migliori prodotti seriali. Che ne pensate?

3 riflessioni sulle nomination agli Oscar 2020
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Laureato in Economia per Arte, Cultura e Comunicazione, ha una spiccata passione per il marketing cinematografico. Cresciuto a pane e Mostra del Cinema di Venezia, ha in Roman Polanski e Woody Allen i suoi maestri. Le Serie TV sono una passione più recente, da Mindhunter a Mr.Robot

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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