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Per testimoniare come il 2019 sia stato un anno da record per il nostro cinema basta un semplice dato numerico: +14% di crescita negli incassi rispetto all’anno precedente, stiamo tornando ai livelli del 2010-2011, quando ancora le piattaforme di streaming non avevano rivoluzionato l’industria dell’intrattenimento.

Certo, penserete voi, gli incassi sono trainati dalle grandi produzioni americane: ed effettivamente la quota di incassi del cinema targato USA sul totale italiano ha raggiunto il 65%, in netta crescita rispetto al passato. Ma anche le produzioni italiane incassano bene (+5% rispetto all’anno precedente), raggiungendo un buon 21% degli incassi totali. E considerate anche che nel 2019 non è uscito un film di Checco Zalone, ormai talmente seguito da poter determinare da solo le sorti dell’intero movimento italiano, almeno dal punto di vista monetario.

A trainare in maniera significativa le produzioni italiane sono stati due film in particolare che hanno superato la soglia dei 10 milioni di incassi (nel 2018 nessun film italiano ci era riuscito). Uno è Il Primo Natale, il film di Ficarra e Picone, che ha totalizzato circa 15 milioni; l’altro è Pinocchio di Matteo Garrone, che ha raggiunto più o meno la stessa cifra.

Possiamo però già proiettarci nel 2020, o almeno dare un primo giudizio sul mese di Gennaio.

Checco Zalone ha di nuovo fatto il pieno di incassi con Tolo Tolo che, al momento in cui scriviamo l’articolo, sfiora i 45 milioni. Non arriverà al record del 2016 di Quo Vado, ma è comunque un successo senza precedenti considerando anche le tematiche affrontate e le difficoltà produttive di un film di questo tipo.

Ancora in sala c’è poi Me contro Te Il Film, la prima apparizione sul grande schermo degli youtubers Luì e Sofi, che al momento sfiorano i 6 milioni e che potrebbero superare i 10 totali. Se è vero che statisticamente Gennaio è tra i mesi più importanti per le sale cinematografiche (vuoi per le condizioni climatiche, vuoi per la distribuzione dei film candidati agli Oscar), la direzione è sicuramente positiva.

Come si spiega dunque questa rinnovata passione per un mezzo, la sala cinematografica, che era data per spacciata, così come i quotidiani cartacei, soppiantati dai corrispettivi digitali?

Provo a darvi due motivazioni, sebbene la risposta corretta sia difficile da individuare.

Pensate ad Unposted, il documentario di Chiara Ferragni, ma anche al sopra-citato film dei Me contro Te: il cinema è visto come un’opportunità commerciale da sfruttare anche da personaggi che col grande schermo non hanno nulla a che fare. Poco importa dunque che la qualità effettiva dei prodotti sia bassa (Unposted altro non era che una storia di Instagram mascherata da lungometraggio, con zero spunti narrativi degni di nota): il pubblico accorrerà in sala perchè affezionato ai volti, al linguaggio, ai contenuti che ne accompagnano quotidianamente le giornate. E questa può essere una prima spiegazione.

La seconda riguarda invece quella categoria di film italiani che amo definire “cinema senza pubblico”: le classiche pellicole d’autore, che non sono catalogabili in nessun genere cinematografico, sempre in bilico tra dramma e commedia. Quei film nè carne nè pesce, che non hanno alle spalle un nome capace di infiammare il pubblico (un Sorrentino per intenderci, ma anche Muccino e Garrone a loro modo), molto spesso incentrati su figure politiche o particolari momenti storici del nostro paese. Qualche esempio? I film di Walter Veltroni come C’è Tempo, uscito nel 2019 e che non ha raggiunto i 200mila euro di incassi; Dolceroma, di Fabio Resinaro, che ha totalizzato la stessa cifra.

Mi sembra di poter dire che siano gli stessi autori italiani ad aver compreso questa difficoltà e ad aver provveduto a rendere i propri film più “commerciali”, o meglio più appealing per una certa fascia di pubblico. E’ il caso di Hammamet di Gianni Amelio, che ha superato i 4 milioni di incassi (cifra record per gli standard del regista) puntando sulla figura di Favino come attore-feticcio, in grado di trasformarsi nel personaggio che interpreta. Stesso discorso per Il Traditore, sempre con Favino protagonista. E attenzione: non ne stiamo facendo un discorso di qualità del prodotto cinematografico (assurdo aver promosso il film come rappresentante italiano agli Oscar), ma di saper intercettare le esigenze e le tendenze di un pubblico sempre più vasto e selettivo, vista l’enorme disponibilità di contenuti di qualità (da Netflix ad Amazon Prime Video, fino alle produzioni televisive targate Rai).

 

Il 2019 da record del Cinema Italiano
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Laureato in Economia per Arte, Cultura e Comunicazione, ha una spiccata passione per il marketing cinematografico. Cresciuto a pane e Mostra del Cinema di Venezia, ha in Roman Polanski e Woody Allen i suoi maestri. Le Serie TV sono una passione più recente, da Mindhunter a Mr.Robot

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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