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Secondo opera da regista di Donato Carrisi dopo “La ragazza nella nebbia”, per cui vinse il David di Donatello come miglior regista esordiente, L’Uomo del Labirinto racconta del mistero attorno a Samantha Andretti, una ragazza quindicenne rapita una mattina sulla strada per raggiungere la scuola.

L’ investigatore privato Bruno Genko (Toni Servillo) e’ incaricato dalla famiglia di ritrovare la ragazza, ma ogni tentativo risulta vano. Dopo quindici anni, Samantha si risveglia in un letto di ospedale con una gamba ingessata, senza capire come sia arrivata in quel luogo, senza ricordare nulla di ciò che le e’ accaduto. Ad aiutarla a trovare spiegazioni alle sue domande e a tentare di dare un volto a chi la rapì anni prima interviene il dottor Green (Dustin Hoffman), un profiler determinato a svelare il mistero attraverso la stimolazione della mente, una parte oscura della memoria in cui trovare risposte.

Genko, venuto a conoscenza dell’apparizione della ragazza, riprende la sua indagine dove si era arenata, in una corsa contro il tempo, in cui è la sua stessa vita ad essere in gioco.

Le indagini sono molto complesse, perché dietro il rapimento e la riapparizione di Samantha qualcuno nasconde dei segreti, celati come in un labirinto in cui la mente ed il corpo devono immergersi per trovare soluzione. Carrisi mette in mostra uno stile registico  più sicuro rispetto al suo esordio, abbandonando le atmosfere  da cinema noir e poliziesco e trasportando lo spettatore in un mondo non reale, affascinante come la psiche: un ginepraio ricco di corridoi e porte, dietro cui trovare la verità o un inganno.

Buone le prove di Servillo ed Hoffman, che offrono molte sfaccettature ai loro personaggi, mai sopra le righe, al contrario della pur brava Valentina Bellè, a tratti molto teatrale.

Ne L’uomo del Labirinto sono chiari i numerosi rimandi alle atmosfere dei film di Dario Argento, nonchè al labirinto della mente visto in Shining di Kubrick. Chicca per gli appassionati del genere: una chiave importante del film è rappresentata dal mostro con la testa di coniglio gigante, una figura cult del cinema anni ’90, da Donnie Darko in poi.

Tutto sommato, un film godibile, che offre diversi punti di vista allo spettatore, con  uno stile registico fatto di inquadrature improvvise, che disorientano lo spettatore e lo immergono ancor di più in atmosfere cupe e fiabesche.

L’Uomo del Labirinto: passo avanti o indietro?
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Andrea Lo Gioco

Come si può descrivere pienamente qualcosa che si ama? È difficile quasi impossibile , ma l’amore di Andrea  per i film e la sala cinematografica non conoscerà mai la parola fine. Adora ogni genere di film, considera Spielberg e Kubrick due cavalieri Jedi della storia del cinema. Film preferiti: Duel, Rapina a mano armata, Qualcuno volò sul nido del cuculo

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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