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E’ il 1985 quando un giovane Bret Easton Ellis finisce il suo corso di scrittura creativa con il manoscritto di Meno di Zero (titolo tratto da una nota canzone di Elvis Costello), romanzo che rappresenta il battesimo del fuoco per il losangelino appena ventenne. Due anni dopo ne viene tratto il film Al di là di tutti i limiti, il che per Ellis vuol dire successo.

La storia cavalca la scia della cosiddetta MTV generation, per alcuni la seconda generazione perduta, data proprio da quella MTV che in America impazzava in quegli anni. I protagonisti sono tre ragazzini provenienti da famiglie rispettabili di Los Angeles che hanno appena finito il liceo, con tante ambizioni per il futuro. Da qui prende corpo una storia che vuole essere un monito della disillusione, dell’incertezza dei giovani virgulti appena diplomati che vengono sbattuti da una situazione a un’altra senza il ben che minimo interesse. Privi di una qualche guida, completamente immersi in un mondo caotico e frenetico, si sprecano tra festini, ville e macchine nuove fiammanti, un mondo determinato ed esasperato all’ennesima potenza dai genitori sempre pieni di lavoro.

In questo contesto è facile perdersi, se poi si mettono in mezzo anche droghe e alcool, il tutto scivola via ancora più velocemente. Il più ricco dei tre protagonisti è Julian, interpretato da un giovanissimo Robert Downey Jr., alle sue prime apparizioni sul grande schermo, ed è anche quello che si rovina maggiormente con gli stupefacenti.

Poi c’è Blair, aspirante modella, piena di insicurezze, e infine Clay, il vero protagonista, voce narrante, anche quello che apparentemente sembra avere la testa sulle spalle ma che in realtà non sa dove andare: instancabile amico, deciderà insieme a Blair di aiutare Julian a uscire dal tunnel della droga. Nel film appare anche un giovanissimo Brad Pitt. Il regista è Marek Kanievska, britannico di origini polacche che dirigerà Paul Newman nel film del 1999 Per amore… dei soldi e che mantiene in questa pellicola una sorprendente conformità al romanzo.

Ma la parabola narrativa disegnata da Ellis non finisce qui.

I suoi personaggi riprendono vita qualche anno più tardi con Le regole dell’attrazione, che diventa ancora una volta un film nel 2002 grazie a Roger Avary, già regista di Killing Zoe nel 1994. I ritmi sono sempre gli stessi e a scandirli sono sempre alcol e droghe, festini e sesso, ma questa volta il contesto diventa universitario e ad interpretare il protagonista Sean Bateman è Mr. Dawson’s Creek, James Van Der Beek.

Il film che ne viene fuori è una vera chicca drammatico – satirica, lontana dal minimalismo dell’opera precedente, ma sempre gradevole, semplice e scorrevole.

La vera maturità letteraria di Ellis arriva con il successivo romanzo, che rappresenta uno spin-off de Le regole dell’attrazione. Il cognome Bateman infatti risulta altisonante nella cinematografia degli anni novanta.

Il fratello di Sean, Patrick Bateman è il protagonista di una storia divenuta culto, intitolata American Psycho.

Il romanzo viene trasposto al cinema nel 2000 e alla regia questa volta c’è una donna, Mary Harron. Nei panni di Patrick invece c’è Christian Bale, che apre un cast d’eccezione formato da Willem Defoe e Jared Leto. L’impatto del film è impressionante, tanto da cambiare per sempre il concetto di serial killer. Patrick Bateman è un rampante uomo d’affari di Wall Steet ma nella linearità apparente della sua vita si nasconde più di un segreto innocente… Un thriller postmoderno da guardare col fiato sospeso fino alla fine. Dal questo film nasce un ulteriore spin-off, American Psycho 2, che narra le vicende di una quasi vittima di Patrick, Rachel (interpretata da Mila Kunis) che riesce a spuntarla.

Il potere creativo di Ellis è testimoniato da quanto i suoi personaggi si siano irradiati attraverso sequel e spin off in modo verticale tra letteratura e cinematografia, marchiando a fuoco nella storia i propri nomi. Il consiglio è di guardare tutti i film, leggere i romanzi e ascoltare Elvis Costello. L’MTV generation è servita.

Bret Easton Ellis: il mito del romanziere di American Psycho
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Marco Panella

Quello che viene fuori dal suo percorso accademico è una combinazione tra Psicologia ed Economia. Mischia solitamente anche buona musica, letteratura e cinema in un vortice artistico che lo fa sentire vivo. Durante il weekend è facile vederlo combinare alcolici, a Milano, che ormai è la sua seconda casa. Calabro di origine, nutre profonda ammirazione per registi come Kubrick, Lynch e Fellini.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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