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L’atteggiamento di una buona parte del pubblico, della critica e degli addetti ai lavori  nei confronti del genere horror, se non per qualche caso isolato come Il Silenzio degli Innocenti, L’Esorcista, Shining e Gli Uccelli, è sempre stato di sufficienza. Per le sue caratteristiche, viene considerato dal pubblico come un genere rivolto maggiormente agli adolescenti, dagli studios come una mucca da mungere a cui affidarsi in periodi di magra.

Quali sono le caratteristiche di un film horror?

L’ internazionalizzazione del genere – concedetemi l’espressione – rappresenta uno dei punti di forza degli horror: essi infatti assicurano alle major americane un buon rendimento sia nel mercato domestico sia nei mercati esteri, se non addirittura maggiore in quest’ultimi. Inoltre, l’essere girato prevalentemente in una sola location, particolare connotazione del genere, e con pochi attori di cartello, aiuta a tenere bassi i costi di produzione e, qualora il film abbia successo, permette di incassare una cifra considerevole, specie se rapportata alle risorse finanziarie utilizzate.

Ed è per questo che l’horror è un genere a cui i produttori fanno affidamento in periodi di difficoltà ed incertezza, o semplicemente quando hanno bisogno di incassare. In quest’ottica, non stupisce che la saga di Halloween abbia raggiunto la cifra di 11 film, o che Venerdì 13, tra crossover, sequel e reboot, abbia toccato quota 12 film, senza dimenticare Saw, con le sue 8 pellicole in 14 anni, e il celebre Non aprite quella porta con ben 8 lungometraggi.

Puntare su un franchise già affermato consente generalmente di abbassare il rischio di un flop per le società di produzione e garantire allo stesso tempo un discreto ritorno economico, sebbene sia da segnalare che più si va avanti con una saga più si rischia di alzare i costi di produzione e diminuire gli incassi, a causa di una qualità minore offerta al pubblico e a un interesse minore dello stesso. A tal proposito, vi segnalo le parole di Jason Blum, CEO della Blumhouse Production, la società di produzione di Whiplash, Split e Glass, in un’intervista a Vulture.

“Most Hollywood executives make horror movies because they make money, not because they like them… When a studio makes sequels to a horror movie — not always, but most of the time — it’s very cynical and they suck.”  (Intervista di Jason Blum)

Il successo del Conjuring-verse e il declino del Dark Universe

Negli ultimi anni stiamo assistendo però ad interessanti produzioni di lungometraggi e ad una crescente attenzione verso la qualità, da Rec a Hereditary, passando per The Witch, It follows e The Conjuring.

Quest’ultimo addirittura ha dato vita al Conjuring-verse, che ha finora incassato più di 1,5 miliardi di dollari e di cui fanno parte il sequel, naturalmente, di The Conjuring, Annabelle e il suo prequel e, infine, The Nun, senza contare gli altri film previsti e già in fase di produzione come Annabelle comes home e The Curse of the Weeping Woman.

Anche la DC aveva tentato di creare il Dark Universe, iniziato con Dracula Untold e proseguito con La Mummia, con pessimi risultati che hanno portato ad abbandonare il progetto per cui erano annunciate state annunciate collaborazioni con attori del calibro di Russel Crowe, Tom Cruise, Javier Bardem e Johnny Depp. Costi troppo alti e incassi al di sotto delle aspettative hanno decretato la fine del Dark Universe e hanno portato la DC ad optare per film slegati da un universo narrativo comune al fine di favorire le visioni personali di vari registi.

Nel 2017, l’adattamento di Muschietti di It a fronte di un budget di soli 35 milioni di dollari ha superato i 700 milioni di incasso diventando il film horror più redditizio di sempre (senza tener conto dell’inflazione) superando L’Esorcista e Il Sesto Senso, fermo a 672 milioni. Nello stesso anno, approda nelle sale Get Out, prodotto dalla Blumhouse Production, che con un budget di soli 4,5 milioni supera i 250 milioni al botteghino e conquista l’Oscar alla miglior sceneggiatura.

La considerazione nei confronti di questo genere tanto bistrattato, spesso ingiustificatamente da molti, è decisamente aumentata e non certo per una statuetta, ma per l’approvazione da parte della critica e del pubblico di una qualità più elevata, sia in termini di riconoscimenti che di incassi.

Come detto in precedenza, proprio quest’ultimi hanno sancito il successo del Conjuring-verse e il declino del Dark Universe, i quali si differenziavano oltre che per i costi di produzione, anche per la libertà artistica concessa ai registi. Non sorprende infatti la scelta da parte della DC di affidare la produzione del reboot de L’uomo invisibile alla Blumhouse Production, che si distingue per film con un budget decisamente basso e piena libertà artistica ai registi.

Nel 2018 A quiet place di John Krasinski ha confermato il trend positivo con una candidatura agli Academy Awards per il miglior montaggio sonoro e un incasso di quasi 350$ milioni con un budget di soli 17$ milioni. Quest’anno Us, seconda opera di Jordan Peele, non ha deluso le aspettative registrando il miglior debutto per un film live-action originale dai tempi di Avatar, senza tralasciare che ha già incassato più di 210$ milioni con solo 20$ milioni di budget.

In un periodo in cui gli studios sono particolarmente avversi al rischio e ricorrono a franchise già conosciuti e affermati, il successo al botteghino di questi titoli rappresenta un’occasione troppo ghiotta per non lucrarci sopra. Qualche mese fa è uscito ad esempio il sequel del fortunato Happy Death Day, Happy Death Day 2U che ha incassato poco più della metà (dai 125 milioni si è passati a 64) e i cui costi di produzione sono raddoppiati rispetto al primo capitolo. E’ stata già annunciata la data di uscita del prosieguo di A quiet place, ossia 15 maggio del 2020, e di It: Capitolo 2, in sala da settembre. Il rischio di questa strategia di ripiego è di saturare il mercato, che sembra essere affamato di novità, e quindi di diminuire l’interesse del pubblico verso gli horror, situazione che potrebbe presentarsi anche qualora il numero di horror originali proiettati in sala aumentasse vertiginosamente.

Questa scarsa propensione al rischio però si sta rivelando e può continuare a rivelarsi un’opportunità per tutti, dagli studios al pubblico, passando per i registi e le piattaforme streaming.

  • Gli horror, come già detto in precedenza, si caratterizzano per un costo di produzione alquanto basso e sono facilmente vendibili all’estero, il che li rende più appetibili per i produttori rispetto ai drama mid-budget, i quali hanno un budget più alto e hanno difficoltà all’estero per tutta una serie di questioni culturali che variano da paese e paese
  • Nel corso della loro carriera sono stati diversi i registi affermati che si sono cimentati col genere come Kubrick e Hitchcock, e diversi sono stati quelli che hanno esordito con film dell’orrore per poi affermarsi a livello mondiale, come James Cameron con il sequel di Piraña, Peter Jackson con Bad Taste, e anche David Fincher con Alien³. Capita spesso che a dirigere gli horror siano registi esordienti, i quali grazie alle caratteristiche di questo tipo di lungometraggi godono di ampie libertà e, se capaci, riescono ad imporre la loro visione.

  • Il pubblico ha la possibilità di poter visionare opere nuove e coraggiose, come Get Out che tratta le dinamiche razziste, o A Quiet Place che sfrutta il background del film horror per sviluppare un dramma familiare.
  • Le piattaforme streaming hanno la possibilità di riempire il proprio catalogo con contenuti originali ed esclusivi a basso costo. Su Netflix ad esempio c’è la possibilità di guardare Hush e Il gioco di Gerald, entrambi diretti da Mike Flanagan e originali Netflix.

La situazione, che potrebbe cambiare ulteriormente nel prossimo futuro a causa dei cambiamenti nel settore video-on-demand tra Disney+ e Apple TV +, resta comunque piena di interrogativi. Sarà interessante vedere se le major decideranno di proseguire nello sfruttamento dei franchise, se la Blumhouse riuscirà a risollevare il progetto della DC e a proporre lungometraggi di qualità low-budget, se l’interesse del pubblico rimarrà costante oppure scemerà, e se qualche altro regista esordiente riuscirà a stupirci.

Perchè il genere horror è tornato di moda?
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Classe 97, laureato, polemico e sincero. Divora film con la stessa frequenza con cui si riempie la pancia, il che avviene molto spesso.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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