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A differenza di ciò che si potrebbe presumere leggendo il titolo, Theodore Bundy non rientra nei canoni dell’immaginario collettivo del serial killer. L’affascinante Ted, laureato in psicologia, studente della facoltà di legge e iscritto al Partito Repubblicano, sembrerebbe uno di noi, una persona normale, una giovane promessa, ed è questo uno dei punti di forza di “Conversazione con un killer: il caso Bundy”, docuserie che realizza un ritratto della vicenda di uno dei killer più spietati degli anni settanta, ritenuto colpevole di 36 efferati omicidi fra il ’74 e il ’78, in sette diversi stati.

In 4 episodi, si susseguono immagini d’archivio, ritagli di giornale, interviste a testimoni, a vari giornalisti, ad agenti di polizia, ai procuratori, interrotte dagli squarci della voce di Bundy, che incute sempre più timore man mano che cresce la consapevolezza da parte dello spettatore delle atrocità commesse da un individuo che potrebbe tranquillamente essere un nostro vicino.

La docuserie, che Netflix ha consigliato – esagerando – di non vedere da soli, riesce a descrivere con accuratezza le emozioni – talvolta contrastanti – da parte della collettività, riuscendo ad evidenziare le contraddizioni giuridiche e sociali che tutta la vicenda scatena.

Senza andare oltre, “Conversazione con un killer: il caso Bundy” è sicuramente da vedere per gli appassionati del genere.

Per chi è rimasto intrigato dai dialoghi in Mindhunter, alla ricerca continua della comprensione di queste particolarità sociali, e per chi è rimasto soddisfatto dalla visione d’insieme, quasi fosse un quadro, offerta da The Night Of.

Da segnalare, inoltre, che Joe Berlinger, autore del programma, ha diretto il film Extremely Wicked, Shockingly Evil and Vile, che si concentra sempre su Bundy, con protagonisti Zac Efron, Lily Collins, Kaya Scodelario e John Malkovich. Presentato al Sundance Film Festival il 26 gennaio del 2019, il lungometraggio del regista americano sarà in sala e su Netflix verso la fine del 2019.

Dato che qualcuno potrebbe considerarlo uno spoiler e dato che non vorrei che questo discorso risultasse meno potente durante la visione, per chi avesse intenzione di vedere la docuserie consiglio di fermarvi qui a causa del RISCHIO SPOILER.

Ci tenevo a sottolineare le parole rivolte a Bundy dal giudice Edward Cowart, subito dopo la sentenza che inflisse la pena di morte all’imputato.

“Prendetevi cura di voi stesso, giovane uomo. Ve lo dico sinceramente: prendetevi cura di voi stesso. È una tragedia per questa corte vedere una tale totale assenza di umanità come quella che ho visto in questo tribunale. Siete un giovane brillante. Avreste potuto essere un buon avvocato e avrei voluto vedervi in azione davanti a me, ma voi siete venuto nel modo sbagliato. Prendetevi cura di voi stesso. Non ho nessun malanimo contro di voi. Voglio che lo sappiate. Prendetevi cura di voi stesso”

In queste parole d’ammirazione e di quasi profondo rispetto, vengono messe in risalto le abilità e capacità di Ted, dal carisma all’umorismo, dal fascino ai modi di fare.

Pur avendo di fronte a sé, un individuo che ha appena condannato alla sedia elettrica per i brutali omicidi di quattro studentesse universitarie, sospettato di aver commesso altri venti delitti, Edward Cowart ci tiene a sottolineare che non ha niente contro di lui, che sta solo applicando la legge, e che forse, in fondo, quasi gli dispiace. Queste sono, ovviamente, elucubrazioni mentali nate dallo sconcerto di aver ascoltato quelle parole da un giudice in quella circostanza nei confronti di Theodore Bundy, un soggetto capace di celare il proprio istinto omicida e la sua totale assenza di empatia dietro una patina di fascino.

Ted Bundy su Netflix: una docuserie da non vedere da soli
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Classe 97, laureato, polemico e sincero. Divora film con la stessa frequenza con cui si riempie la pancia, il che avviene molto spesso.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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