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Sempre più spesso, per fortuna, le serie tv, molto più del cinema ormai, si rivelano come grandi sorprese. È certamente il caso de “The Romanoffs” disponibile su Amazon Prime Video da fine ottobre.
La serie ideata, scritta e diretta da Matthew Weiner, già autore del cult “Mad Men”, è una antologia dedicata ai possibili discendenti della famosa dinastia russa, sterminata dai Bolscevichi nel luglio del 1918, che in giro per il mondo vivono le loro differenti vite.

La scelta dei Romanov, famiglia ormai consegnata al mito, oltre che brillante è funzionale al senso della serie perché fornisce un terreno ricco e fertile di interrogativi e spunti possibili.

Come i mille vizi e le poche virtù della famiglia, i tanti impostori che si dicevano sfuggiti alla strage e il mancato ritrovamento di Anastasia che ha generato varie millantatrici.
Gli episodi da 90 minuti l’uno raccontano storie autonome legate fra loro solo da una premessa sibillina: esistono, e chi sono, i discendenti della famosa dinastia e cosa significa per loro il concetto di eredità?

Da qui partono 8 veri e propri film dedicati alle parabole, a volte tragiche altre comiche o grottesche, di altrettanti protagonisti alle prese con le proprie personalità ingombranti, come nel caso del bellissimo primo capitolo dedicato ad una ricca ottantenne del sedicesimo arrondissement. Parigina di adozione e xenofoba convinta, vive sola in un grande appartamento insieme ad un cane.
Intorno a lei un nipote che le è vicino a corrente alternata, la fidanzata di lui che mira all’eredità dell’appartamento e un dentro e fuori di domestiche che non vanno mai bene, fino all’arrivo di una dolce e intelligente colf medio orientale.
Intorno a questi personaggi si sviluppa una storia che è una vera chicca di classe per scrittura, interpreti e regia.

I testi, che consiglio di ascoltare nella versione originale che alterna inglese e francese, sembrano scritti per il teatro e riservano continue sorprese e citazioni.

Memorabili i dialoghi che segnano il progressivo cambio di atteggiamento della padrona nei confronti della colf, che passa da profanatrice della cultura occidentale a colei che porterà avanti la dinastia.
Gli interpreti sono tutti molto bravi e sembrano vivere per davvero nella storia. Marthe Keller è una Anushka bisbetica e snob che prima perseguita e poi assolve la domestica Hajar interpretata da una dolcissima Ines Helab. Aaron Eckhart è il pacato nipote Greg che subisce le pressioni della fidanzata Sophie (Louise Bourgoin) molto determinata nel suo obiettivo (godibilissima e originale è la scena dell’amplesso fra i due, più volte interrotto e poi ripreso da lei con riflessioni strategiche su come ottenere la casa).
La regia è direi “elegante” e attenta nel raccontare, attraverso bellissimi primi piani e scene d’insieme, le emozioni calde e intime dei personaggi e dei luoghi. Parigi è raccontata in modo caldo e rassicurante. Registro opposto invece per il secondo episodio dove la realtà viene raccontata con le tinte più nette del tradimento di un marito fedifrago e con le atmosfere più grigie del midwest americano.

La serie quindi rappresenta un mirabile esercizio di interpretazioni (negli episodi successivi ci saranno anche Isabelle Huppert e Diane Lane) per lo spettatore che può godersi singolarmente o decidere di viverle nel loro insieme alla ricerca di indizi, da unire come puntini, su grandi temi come l’identità, la famiglia e il senso delle cose.

Il risultato finale dell’operazione, oltre che suscitare apprezzamento e curiosità, illustra anche come la vocazione ormai di Amazon Prime sia quella di scalare, in parallelo a Netflix, la gerarchia delle tv mondiali proponendo formule nuove come questa in grado di modificare la fruizione del mezzo per come l’abbiamo vissuto fino ad ora.
The Romanoffs – La serie: una chicca (anzi 8) d’autore
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Pubblicitario per professione e abbonato “da sempre in prima fila” alla poltrona per cinema e TV. Da 40 anni divora ogni cosa di celluloide e ha eletto Lost come serie della vita. Parafrasando Parenthood: per lui quando si spegne la luce in sala o a casa “Tutto può succedere!”

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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