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Tempo di Lettura: 5 minuti

A 7 anni dall’esordio con A Single Man il poliedrico Tom Ford, noto stilista e imprenditore nella moda, confeziona per noi un film particolare, morboso e problematico. Animali Notturni è un geometrico gioco di ombre, una funzione matematica che scinde la realtà in coppie di contrari per mostrarla così come appare, senza giudizi. Una narrato per immagini che ci permette di riflettere su non poche manifestazioni contraddittorie dell’essere umano.

Arte contro bestie

La protagonista Susan, alias Amy Adams, è splendida regina di ambienti mondani e sterili. Si aggira per laconiche gallerie d’arte contemporanea dove regna sovrano un certo annoiato ideale estetico che divora spazio, tempo e persone imponendo i suoi codici. Tutto è come deve essere e niente è come dovrebbe: tutto a posto, niente in ordine.

Quadri immobili e perfetti in cui pochi personaggi si stagliano sullo sfondo muto di una società che ignorano, vedendo e vivendo tutto attraverso il filtro sociale del loro benessere. Non c’è niente di imprevisto. La famiglia si oppone al matrimonio con l’uomo fascinoso e spiantato; l’alta società si riconosce nei maschi forti e arroganti; il nuovo marito è solido ma non dà amore; silenzi e rimpianti. In questo incastro machiavellico sta tutta la vita di Susan, lei che ha preso l’ascensore per questa società bella e impassibile, rifiutando quella brutta ma viva dove si è svolto il suo passato.

Questo il primo nodo del film. Una notte Susan, è lei l’animale notturno, aprirà un libro recapitatole dal suo ex marito, il ponte con il passato rifiutato, e ben altra sequenza di immagini prende corpo di fronte a noi. Polvere, sabbia, sangue, personaggi depravati e sadici rubano la scena al mondo geometrico e perfetto che le fa da gabbia. Il protagonista del libro assume il volto del suo ex Edward, spettatore suo malgrado di una vicenda di stupro e torture ai danni di moglie e figlia. La personificazione di Susan nel romanzo è tale che il film nasce dalla sua immaginazione: popola la sua mente con vicende cruente, mette in passerella figure ciniche e perfette, meravigliosamente scollate dal ‘suo’ ambiente, cadaveri compresi. Passa le notti insonni giocando una continua distorsione della realtà, forse per difendersi dalla verità. Il passato la richiama morbosamente a sé e si ridesta, a lungo sopito, l’assillante tarlo della scelta giusta. Il solido marito, da qualche parte lontano a tradirla.

Amore contro violenza

Scivoliamo inesorabilmente verso un secondo livello. Protagonista non è più la fragile Susan, ma il misterioso ex marito Edward. E’ lui ad inviare il manoscritto Animali Notturni alla moglie, dal passato verso il futuro. Una storia che è un chiaro messaggio inviato a Susan, che ne resta turbata poiché sembra appartenerle. Edward è complice di personaggi cupi e spiantati: folli quali i bandidos dello strupro e un disilluso e morente poliziotto interpretato da Michael Shannon.

Va in scena un southern cabaret tragico destinato a ribaltare con malizia le certezze di Susan e far irrimediabilmente affascinare lo spettatore. Perché utilizzare tanta violenza senza speranza? Il senso di vendetta per un passato cicatrizzato e mai appagato, di una vita crocifissa ad una direzione sbagliata e desiderosa di rivalsa, la verità nella follia che si contrappone ai nostri illusori tentativi di controllare la realtà ed incanalarla verso un agire secondo ragione. Scrittura, lettura, pellicola stringono un patto crudele che mette alle corde la coscienza di spettatori e protagonista, svelando nel frattempo tutti i punti ciechi di una vita vissuta nell’oblio della rappresentazione e non nella realtà.

Persino la realtà però non è terra promessa.

E’ un luogo selvaggio, buio, polveroso. Un enorme piano inclinato dove personaggi abbandonati a se stessi inseguono i loro fantasmi percorrendo labirinti immaginari, in preda ad ubriacanti stati di autoesaltazione. Amano così tanto se stessi che si perdono, poi si autodistruggono. Sta qui l’inferno sulla terra, sul confine fra repressione dell’amore e quindi manifestazione della morte. Ma al posto di questa, Tom Ford vuole parlarci per forti immagini, ci ha inserito decise e brutali pennellate di violenza, quasi a monito.

Susan, riscopertasi incapace di tenere cuciti il proprio mondo e quello esterno, completerà attraverso il romanzo la personificazione nell’animale notturno così come viene disegnato dal suo malizioso ideatore. Chiamerà la figlia nel cuore della notte, si presenterà all’appuntamento con l’ex marito, il quale chiude così il cerchio della sua macchinazione. Non casualmente il film si chiuderà su un’immagine di inesorabile solitudine: l’horror vacui di chi, arrivato all’ultima pagina di una vita ‘diversa’, deve infine rientrare nella propria che aveva lasciato, ormai un deserto senza nome.

Se l’immedesimazione funziona, rimarrà interdetto anche lo spettatore, che riguarderà più volte il film: aldilà di un certo gusto neo-noir, questo lavoro di Tom Ford ha reso unitaria una struttura onirico/estetica molto complessa, con una composizione pressoché perfetta delle immagini. E non ci sono facili soluzioni retoriche a consolare nessuno. Le immagini sono esattamente quello che sono, vivide e lucide nella loro bellezza e bruttezza. Una composizione talmente attenta ed elegante da risultare tremendamente soffocante.

Credits Image: SALT; MondoFOX; CinemaeDintorni; ParlandoSparlando
Imperdibile su Netflix: Animali Notturni di Tom Ford
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Mattia Soddu

Vive la propria vita come fosse un film, ne scrive per naturale conseguenza. Affetto da una seria forma di bipolarismo (pluri?) sin dai teneri natali, è capace di ridere a crepapelle per un horror come di piangere amaramente con un cartone animato. Cinico e bastardo al giusto grado. E’ brutalmente affascinato dal Giappone, non sa il perchè.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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