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Élite, Scena iniziale: un cadavere, un ragazzo sporco di sangue (naturalmente sospettato) e una detective che cerca di ricostruire l’accaduto. Poi il flash back. Primo fra tutti ad essere interrogato è Samuel (Itzan Escamilla), proprio quello macchiato dal sangue della vittima. Mano a mano che l’interrogatorio continua, riusciamo a ricostruire la storia. Tre ragazzi figli di operai, Samuel, Nadia e Christian (Miguel Herran, già visto in “La casa di carta” nel ruolo di Rio), a seguito del crollo del loro ex istituto edificato con materiali scadenti, ricevono una borsa di studio per entrare a “Las Encinas”, la scuola superiore riservata ai figli dei più ricchi ed importanti esponenti della società spagnola.

Mentre gli interrogatori proseguono, si scoprono i restanti personaggi, tra cui i due attori che mancavano all’appello dall’essere nominati perché già apparsi sullo schermo ne “La casa di carta”: María Pedraza (già Alison Parker) nel ruolo di Marina e Jaime Lorente (già Denver) in quello di Nano.

Non appena entrati, i tre studenti vengono subito etichettati come “estranei” e iniziano ad instaurarsi dinamiche viste e riviste, tipiche delle serie tv adolescenziali.

Bulli contro nerd, pettegolezzi di corridoio e le ingiustizie dei cattivi sui buoni. Se infatti per molti aspetti può sembrare una serie banale e scontata, ci sono due elementi in particolare che non trascurerei nel parlarvi di questa serie.

Primo punto a favore: i cattivi non rimangono cattivi e i buoni non rimangono buoni. Nel corso degli episodi infatti, fatta eccezione per uno o due personaggi, tutti i ragazzi mostrano sfumature e comportamenti diversi, senza rimanere per forza statici sul loro ruolo. Forse questa doppia sfaccettatura sta anche a giustificare la morale che si respira durante tutta la visione, e cioè che il male e il bene si dividono equamente tra persone di estrazione ricca e persone di estrazione povera.

Secondo punto: nell’intrecciarsi della trama si creano misteri, tradimenti e bugie. Il punto a favore è che sono raccontate in modo irriverente, senza filtri, spesso mettendo in primo piano orientamenti sessuali diversi, ma non escludendo tutto questo dal normale comportamento di adolescenti alla scoperta di loro stessi. Una cosa positiva a mio avviso, che spesso e volentieri viene trascurata o censurata nelle serie dedicate ad un pubblico giovane.

Se dovessi compararla ad un’altra produzione targata Netflix, la prima che mi verrebbe in mente è di sicuro “Tredici”, uscita più di un anno fa.

La scuola, gli adolescenti, i colpevoli di un delitto e la morte di una ragazza attorno alla quale gira tutta la storia sono tratti certamente comuni. Al contrario di “Tredici”, però, Élite è meno cupa e monotona, più slegata dall’impostazione della tipica scuola americana (anche perché la serie è degli spagnoli Carlos Montero e Darío Madrona), in cui sportivi, popolari ed emarginati ne caratterizzano la struttura.

Giudizio finale? Attori non eccezionali e trama già sentita tantissime volte nelle serie TV per adolescenti. Però ha un qualcosa di incalzante e che ti spinge a voler arrivare alla fine, è come ritmata e fino all’ultima puntata, devo ammetterlo, non ero riuscita a capire chi potesse essere l’assassino.

Credits Image: UltimaVoce; IoDonna;SmartWorld;MyMovies
Élite: la serie Netflix di cui tutti parlano
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Francesca Ferrari
Laureata in Economia e Marketing Internazionale, vorrebbe avere una sala cinema in casa per poterci andare ogni sera. Crede che, al di là delle scenografie e degli effetti speciali, conti la veridicità degli attori e il dettaglio a livello recitativo. Innamorata di Valeria Bruni Tedeschi ne “Il capitale umano” di Paolo Virzì.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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