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The End Of The F***ing World è un lungometraggio di 140 minuti diviso in 8 puntate e venduto come una serie TV. In queste due ore e mezza, basate sull’omonimo fumetto di Charles S. Forsman, si vive una storia d’amore violenta tra due teenager in fuga dalla polizia, ma ancor prima dalle loro famiglie e dalla loro vita.

James (Alex Lawther) e Alyssa (Jessica Barden) sono due ragazzi problematici ed emarginati: lui, a seguito di un trauma infantile, non riesce a provare emozioni, vittima di una psicopatia cronica legata indissolubilmente al concetto di morte. Alyssa è una ragazza rabbiosa, ribelle e lunatica, che soffre terribilmente le dinamiche famigliari: non si sente parte di un nucleo, ma “appoggiata” appena fuori da esso. Insieme decidono di mandare a quel paese tutto e tutti e di gettarsi in una avventura on the road in puro stile Mickey e Mallory di Natural Born KillersNel loro gesto di ribellione nichilista si ritrovano ad essere sempre più complici l’uno con l’altro, non solo per via dei gesti estremi che compiono man mano, ma anche e soprattutto per una affinità mentale che nessuno dei due si aspettava di trovare.

Il loro viaggio è un modo di scoprire sé stessi attraverso la scoperta dell’altro.

Un passaggio verso l’età adulta definita in maniera catastrofica come “The end of the fucking world”, che avverrebbe quindi al compimento del 18esimo anno di età (nell’ultima puntata uno dei due compirà gli anni…)

James e Alyssa incontrano una moltitudine di personaggi lungo il loro cammino. Ciascuno di essi ha una sua identità ben marcata e un passato appena abbozzato, che desta curiosità e fascino in chi lo ascolta. La grande maggioranza di essi sono characters negativi ma socialmente accettati, perché in grado di mostrare alle altre persone la parte fintamente buona di loro, cosa che James (ma soprattuto Alyssa), peruna naturale spontaneità e franchezza, non sono proprio in grado di fare.

Registicamente girata con intelligenza e montata con ritmo incalzante, la serie TV britannica vanta una colonna sonora ricercata, che strizza l’occhio ai classici anni ’60 e ’70, dando un tono marcatamente vintage.

Da subito il regista Jonathan Entwistle ci fa scoprire i due anti-eroi attraverso i loro pensieri: se la loro voce e la loro mimica dicono una cosa, spesso stanno pensando l’esatto opposto. Questo aiuta fin da subito a creare una sorta di legame con i protagonisti, creando una sinergia che porta a fare il tifo per loro anche nelle situazioni più sconvenienti.

L’impressione che i due danno, lungo tutto il corso della serie, è che sappiano da dove stanno scappando ma non abbiamo mai idea di dove vogliono realmente arrivare. Dalla loro hanno il tempo: “Abbiamo più o meno tutta la vita” dice lei con quella spensieratezza tipica degli adolescenti che guardano al futuro come qualcosa di distante ma poco concreto. Senz’altro divertente è l’alternarsi della storia principale, frenetica e sconquassata come la loro età, con la storia parallela, che si occupa di due detective che danno loro la caccia e della loro liaison fatta di silenzi, finta indifferenza e prese di posizione capricciose.

Il binge-watching non è mai stato cosi semplice, vuoi per la durata limitata, vuoi per la fluidità della trama. Fatto sta che questo 2018 è iniziato decisamente bene e The End Of The F***ing World rappresenta un prodotto di qualità firmato Clerkenwell Films che, dopo Misfits e Lovesick (qui la nostra recensione), sembra aver fatto nuovamente centro.

#NETFLIX: The End Of The F***ing World
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Producer di professione e redattore per passione, vive con entusiasmo e curiosità tutto ciò che gravita intorno al mondo della settima arte. Amante dei festival cinematografici così come della comoda accoppiata divano-Netflix, era uno dei massimi esperti di binge watching ancor prima di sapere cosa volesse dire.

“Louis, credo che questo sia l’inizio di una bella amicizia..”

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